Barletta rimozione eternit

Barletta rimozione eternit

 

Documentazione tratta dal sito del comune di Barletta.

AVVISO PUBBLICO PER LA CONCESSIONE DI CONTRIBUTI A BENEFICIO DI PRIVATI PER INTERVENTI DI BONIFICA MEDIANTE RIMOZIONE DI MANUFATTI CONTENENTI AMIANTO PRESENTI SUL TERRITORIO DELLA PROVINCIA DI BARLETTA ANDRIA TRANI

Bando per contributi rimozione amianto pdf

Contributo Amianto. Pubblicato venerdì 3 ottobre 2014

Avviso Pubblico per la concessione di contributi a beneficio di privati per interventi di bonifica mediante rimozione di manufatti contenenti amianto presenti sul territorio della provincia di Barletta Andria Trani.

Allegati:

Video in cui si parla del problema amianto a Barletta.

‘Green Bat’: a Barletta gli Stati Generali dell’Ambiente.Pubblicato il 18 set 2015.A Barletta si sono aperti gli Stati Generali dell’Ambiente. Un’occasione per discutere anche di amianto e di città sostenibile. ‘Green Bat’ si chiude domani con un convegno sulla sostenibilità del suolo.

Amianto a Barletta-Andria-Trani. Articoli di giornali che ne parlano:

La normativa regionale, consultabile a questo indirizzo, si prefigge i seguenti obiettivi:

Sospetta presenza di amianto nel suo immobile a Barletta-Andria-Trani ? che fare?

Per edifici di Barletta-Andria-Trani costruiti prima del 1994, occorre un po’ più d’attenzione, in caso di ristrutturazione, riparazione o lavori di risanamento è possibile ancor oggi riportare alla luce materiali contenenti amianto. Per questo motivo è fondamentale saper riconoscere i materiali contenenti amianto e sapere come intervenire se si sospetta la presenza di amianto. L’amianto non è ancora scomparso dalle case e dagli appartamenti; se in un edificio è presente del materiale contenente amianto, bisogna adottare adeguate misure per proteggere la salute degli occupanti da un’eventuale contaminazione. L’urgenza di una misura a tutela della salute si valuta sulla base di numerosi fattori per questa ragione, le valutazioni del caso devono essere svolte da personale qualificato e competente.

Biella bonifica amianto

Biella bonifica amianto

Documentazione tratta dal sito del comune di Biella.

Amianto. Con il termine “amianto” o “asbesto” si indica un gruppo di minerali a struttura microcristallina e di aspetto finemente fibroso, composti da silicato di magnesio, calcio e ferro.
L’asbesto è presente in natura, unito ad altri minerali.
Viene estratto da cave e miniere per frantumazione della roccia madre, da cui si ottiene la fibra purificata. L’amianto resiste alle temperature elevate, all’azione di agenti chimici e biologici, alla trazione, all’usura. E’ molto elastico, facilmente filabile, fonoassorbente.
Queste ed altre proprietà, legate ad un basso costo di produzione, hanno fatto dell’amianto un materiale estremamente versatile, da impiegare in molti settori, dalla costruzione dei mezzi di trasporto, all’edilizia, all’industria automobilistica e così via.

La pericolosità dell’amianto dipende dal grado di libertà delle fibre, ossia dalla capacità dei materiali di rilasciare fibre potenzialmente inalabili; la presenza in sé dell’amianto, infatti, non è necessariamente pericolosa, lo diventa qualora le fibre vengano sprigionate nell’aria, per effetto di qualsiasi sollecitazione (manipolazione/ lavorazione, vibrazioni, correnti d’aria, infiltrazioni di umidità etc.).

La Legge 27 marzo 1992 n. 257 Logo File PDF vieta “l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto o di prodotti contenenti amianto”, arrestando quindi in modo definitivo qualsiasi immissione aggiuntiva di amianto, di prodotti di amianto o di prodotti contenenti amianto, sul territorio nazionale.

È da notare come nella normativa vigente non vi sia alcun obbligo di rimozione di materiali contenenti amianto dagli edifici.
Eventuali provvedimenti possono essere adottati dalle Amministrazioni comunali in seguito a valutazione degli Organi di Vigilanza.

Cose da fare

  • Accertare l’assenza di materiale contente amianto prima di effettuare interventi di manutenzione o demolizione;
  • Portare a conoscenza del proprietario o del responsabile dell’immobile eventuali situazioni di degrado che interessino i materiali in amianto es. infiltrazioni, crepe, distacchi d’intonaco.

Cose da non fare

  • Effettuare opere di demolizione prima di aver rimosso l’amianto;
  • Frantumare, forare, segare, tagliare i materiali o eseguire operazioni che possano alterare i materiali quali l’installazione di impianti o macchine che provochino vibrazioni e/o correnti d’aria;
  • Gettare i materiali contenenti amianto nel cassonetto dei rifiuti.

Cosa fare in presenza di amianto?

Prima di tutto è importante controllare lo stato di conservazione di tutte le strutture contenenti amianto ed evitare interventi che possano danneggiarlo.
Deve essere attuato un programma di controllo periodico e manutenzione da parte di personale tecnico specializzato. È necessario pertanto :

  • individuare un responsabile con compiti di controllo e coordinamento delle attività di manutenzione;
  • tenere documentazione relativa alla collocazione dell’amianto nell’edificio e predisporre idonea segnaletica;
  • predisporre le misure di sicurezza;
  • fornire informazioni agli occupanti dell’edificio sulla presenza dell’amianto nello stabile, sui rischi potenziali e sui comportamenti da adottare;
  • se i materiali in opera sono friabili, fare ispezionare l’edificio una volta all’anno da personale in grado di valutare le condizioni dei materiali e scrivere una dettagliata relazione della verifica eseguita da trasmettere all’ASL competente per territorio;
  • valutare la necessità di un intervento di bonifica.

Quando infatti si riscontra che il materiale contenente amianto è friabile, danneggiato o deteriorato, è necessario richiedere un intervento di bonifica.
La norma di riferimento è il Decreto Ministeriale del 6 settembre 1994 Logo File PDF che si applica alle strutture edilizie ad uso civile, commerciale o industriale, aperte al pubblico o comunque di utilizzazione collettiva.

Le tecniche di bonifica previste dal D.M. 6/9/94 sono:

  • la rimozione,
  • l’incapsulamento
  • il confinamento.

La rimozione è il procedimento più diffuso perché elimina ogni potenziale fonte di esposizione.
L’incapsulamento consiste nel trattamento dell’amianto con prodotti penetranti o ricoprenti che tendono ad inglobare le fibre di amianto e a costruire una pellicola di protezione sulla superficie esposta. Occorre verificare periodicamente l’efficacia di questo metodo che con il tempo può alterarsi o essere danneggiato.
Il confinamento consiste nell’installazione di una barriera a tenuta che separi l’amianto dalle aree occupate dell’edificio. Anche in questo caso bisogna effettuare un programma di controllo e manutenzione.
Il trattamento va seguito da ditte specializzate e autorizzate per garantire che le procedure avvengano secondo quanto stabilito dalla norma. Ogni intervento di rimozione o smaltimento dei materiali contenenti amianto deve essere preceduto dalla stesura di un piano di lavoro da parte dell’impresa che svolge i lavori. Dopo che l’impresa ha presentato il piano all’ASL di competenza per la verifica e l’approvazione, si è autorizzati a dare inizio ai lavori.

A fronte di segnalazioni sulla presenza di amianto su edifici privati e pubblici l’Ufficio Ambiente può richiedere l’intervento del Dipartimento Arpa che, previo sopralluogo ed eventuale analisi chimica di campioni, indicherà all’Ufficio comunale l’effettiva presenza di amianto e le eventuali azioni necessarie in relazione allo stato di degrado del manufatto esaminato.

Video in cui si parla del problema amianto a Biella.

La Gdf di Biella e l’Arpa Piemonte sequestrano discarica di amianto

Sospetta presenza di amianto nel suo immobile a Biella ? che fare?

Per edifici di Biella costruiti prima del 1994, occorre un po’ più d’attenzione, in caso di ristrutturazione, riparazione o lavori di risanamento è possibile ancor oggi riportare alla luce materiali contenenti amianto. Per questo motivo è fondamentale saper riconoscere i materiali contenenti amianto e sapere come intervenire se si sospetta la presenza di amianto. L’amianto non è ancora scomparso dalle case e dagli appartamenti; se in un edificio è presente del materiale contenente amianto, bisogna adottare adeguate misure per proteggere la salute degli occupanti da un’eventuale contaminazione. L’urgenza di una misura a tutela della salute si valuta sulla base di numerosi fattori per questa ragione, le valutazioni del caso devono essere svolte da personale qualificato e competente.

Isernia rimozione eternit

Isernia rimozione eternit

Video in cui si parla del problema amianto a Isernia.

Stazione Isernia, iniziati lavori bonifica amianto – 12/05/2015

Isernia è una città del Molise che presenta una concentrazione di coperture in lastre di eternit con amianto e di coibentazioni in amianto friabile presenti negli scantinati di molti edifici avvolte sulle tubazioni degli impianti di riscaldamento.

La normativa regionale, consultabile a questo indirizzo, si prefigge i seguenti obiettivi:

Gli obiettivi della legge in vigore attualmente sono:

  1. a) la salvaguardia e la tutela della salute nei luoghi di vita e di lavoro dalla possibile esposizione a fibre aerodisperse di amianto;
  2. b) la gestione e bonifica di siti, impianti, edifici, mezzi di trasporto e manufatti in cui sia stata rilevata la presenza di amianto o materiali contenenti amianto;
  3. c) la promozione di attività finalizzate alla tutela dei rischi per la salute e per l’ambiente dall’amianto e la collaborazione con enti pubblici per la ricerca e la sperimentazione nel settore;
  4. d) la promozione di iniziative di educazione, formazione ed informazione, finalizzate ad accrescere la conoscenza sui rischi derivanti dalla presenza di amianto o materiali contenenti amianto ed alla sua corretta gestione.

Benchè a breve questo manufatto dovrà essere smaltito completamente i lavori di bonifica e smaltimento di eternit o di amianto friabile nella città di Isernia sono ancora in forte ritardo complice anche la crisi economica che stiamo attraversando.

Anche gli incentivi governativi a Isernia non sembra abbiano dato e stiano dando un grosso contributo, specialmente per i complessi industriali e le aziende agricole, a risolvere la problematica.

Anche per l’anno 2015 gli incentivi verranno riproposti a Isernia e saranno corrisposti anche per il solo smaltimento delle lastre di eternit che magari in molti casi sono accatastate nei giardini, negli orti, a copertura di ripostigli , box auto, legnaie ecc. ecc.

Sospetta presenza di amianto nel suo immobile a Isernia ? che fare?

Per edifici di Isernia costruiti prima del 1994, occorre un po’ più d’attenzione, in caso di ristrutturazione, riparazione o lavori di risanamento è possibile ancor oggi riportare alla luce materiali contenenti amianto. Per questo motivo è fondamentale saper riconoscere i materiali contenenti amianto e sapere come intervenire se si sospetta la presenza di amianto. L’amianto non è ancora scomparso dalle case e dagli appartamenti; se in un edificio è presente del materiale contenente amianto, bisogna adottare adeguate misure per proteggere la salute degli occupanti da un’eventuale contaminazione. L’urgenza di una misura a tutela della salute si valuta sulla base di numerosi fattori per questa ragione, le valutazioni del caso devono essere svolte da personale qualificato e competente.

Fermo bonifica amianto

Fermo bonifica amianto

Documentazione tratta dal sito del comune di Fermo.

Amianto. Il Sevizio Ambiente del Comune supporta il cittadino in merito agli obblighi di legge in caso di possesso, anche presunto, di manufatti (tetti, ecc,) contenenti amianto, fornendo le informazioni e l’aiuto necessario.

La Regione Marche, approvato il  Piano regionale Amianto (Giunta Regione Marche deliberazione n.3496 in data 30/12/1997), prevede azioni volte al raggiungimento della conoscenza complessiva del rischio amianto, fornisce una guida di riferimento per gli interventi di rimozione dei manufatti che lo contengono e promuove la formazione dei soggetti coinvolti nelle molteplici fasi (dal controllo delle condizioni di salubrità ambientale e di sicurezza del lavoro, in cui esista ancora il rischio, alle fasi finali di smaltimento dei rifiuti e di bonifica delle aree ed alla sorveglianza sanitaria ed epidemiologica degli esposti al rischio amianto).

Il  Dipartimento di Prevenzione Igiene e Sanità Pubblica  si occupa di effettuare le necessarie verifiche sullo stato di conservazione dell’amianto e di condurre campagne di informazione sull’amianto realizzando manifesti e linee-guida per capire quali sono i materiali contenenti amianto nell’ambiente domestico e di lavoro, quando possono diventare rischiosi per la salute, gli obblighi di legge, come intervenire e a chi rivolgersi.

Cosa si deve fare per segnalare la presenza di amianto al di fuori della sua proprietà?
Il cittadino deve fare una segnalazione/esposto al Comando di Polizia Municipale del Comune di Fermo.

Attenzione: L’esposto deve essere in forma scritta.  E’ sempre necessario accompagnare la segnalazione con tutti i dati a disposizione per meglio identificare l’immobile su cui insiste l’amianto: riferimenti, ove possibile, del proprietario dell’immobile contenete amianto, completi di via e numero civico dell’immobile; dati dell’esponente (cognome, telefono, indirizzo); i dati dell’esponente costituiscono riferimento utile per il Comando di Polizia Municipale per richiedere informazioni aggiuntive ai fini del sopralluogo.

Il Comando di Polizia Municipale provvede a:
– effettuare un eventuale sopralluogo per accertare la veridicità dell’esposto;
– identificare per via catastale tutti i proprietari dell’immobile su cui insiste l’amianto;
– inviare l’esposto, corredato delle informazioni utili, all’ASUR MARCHE / Dipartimento di Prevenzione Igiene e Sanità Pubblica per le necessarie verifiche sullo stato di conservazione dell’amianto.

L’ ASUR Marche / Dipartimento di Prevenzione Igiene e Sanità Pubblica, una volta ricevuta la segnalazione, effettua un sopralluogo per valutare lo stato di conservazione del materiale.
Successivamente l’ASUR richiede al proprietario dell’immobile in amianto:
1) un intervento di bonifica immediato in caso di possibile rischio per la salute pubblica;
2) una valutazione sullo stato di conservazione dell’amianto e il relativo programma di manutenzione e controllo come previsto dal D.M. 06/09/94, da inviare all’ASUR in un tempo massimo 30 giorni.
Il proprietario, una volta interessato, deve mettere in atto quanto richiesto dall’ASUR, chiamando una ditta specializzata, competente ed autorizzata a trattare l’amianto.
Per avere informazioni sulle ditte che effettuano interventi di bonifica di beni contenenti amianto è possibile consultare l’Albo Nazionale Gestori Ambientali (www.albogestoririfiuti.it) alla voce elenco iscritti.
La Ditta, incaricata dal proprietario del manufatto contenente amianto di eseguire l’intervento richiesto, deve presentare idoneo piano di lavoro all’ASUR MARCHE – Dipartimento di Prevenzione – Igiene e Sicurezza Nei Luoghi di Lavoro – territorialmente competente.

L’ASUR, se quanto previsto dalla ditta incaricata è rispondente ai requisiti richiesti, concede l’autorizzazione all’intervento.
Qualora il proprietario, non metta in atto gli interventi richiesti dall’ASUR, sarà cura della stessa ASUR interessare il Comune territorialmente competente per l’emissione di un provvedimento ingiuntivo in capo al proprietario.

Attenzione: se l’amianto risulta particolarmente degradato e sussiste un pericolo imminente per la salute pubblica il Comune – sulla base di quanto richiesto e certificato dall’ASUR – emette una ordinanza sindacale contingibile e urgente in capo al proprietario.

Video in cui si parla del problema amianto a Fermo.

Fermo – Task force del Comune per l’allarme amianto

Sospetta presenza di amianto nel suo immobile a Fermo ? che fare?

Per edifici di Fermo costruiti prima del 1994, occorre un po’ più d’attenzione, in caso di ristrutturazione, riparazione o lavori di risanamento è possibile ancor oggi riportare alla luce materiali contenenti amianto. Per questo motivo è fondamentale saper riconoscere i materiali contenenti amianto e sapere come intervenire se si sospetta la presenza di amianto. L’amianto non è ancora scomparso dalle case e dagli appartamenti; se in un edificio è presente del materiale contenente amianto, bisogna adottare adeguate misure per proteggere la salute degli occupanti da un’eventuale contaminazione. L’urgenza di una misura a tutela della salute si valuta sulla base di numerosi fattori per questa ragione, le valutazioni del caso devono essere svolte da personale qualificato e competente.

Crotone rimozione eternit

Crotone rimozione eternit

Documentazione tratta dal sito del comune di Crotone:

No all’amianto. Adottare un’ordinanza per  il censimento dell’amianto per la città di Crotone e in tutti i comuni della provincia. E’ la proposta che il sindaco Peppino Vallone, nella qualità di presidente della conferenza dei sindaci dell’azienda sanitaria provinciale di Crotone, ha illustrato ai suoi colleghi primi cittadini dei comuni del crotonese nel corso dell’incontro che si è tenuto nella sala consiliare del Comune di Crotone. Con il sindaco Vallone era presente l’assessore comunale alla Sanità Piero Cotronei.

Un provvedimento, l’ordinanza proposta dal Sindaco Vallone, che poggia su un principio normativo (la legge regionale n. 14 del 27 aprile 2011 “norme relative all’eliminazione dei rischi derivanti dalla esposizione a siti e manufatti contenenti amianto) ma soprattutto su un principio morale: la tutela della salute del cittadino.

Il cuore dell’ordinanza prevede che i soggetti pubblici e privati proprietari di edifici, impianti, luoghi, mezzi di trasporto, manufatti e materiali nei quali vi è presenza di amianto o di materiali contenenti amianto abbiano l’obbligo di darne comunicazione alla propria amministrazione comunale, all’azienda sanitaria provinciale di Crotone e alla Regione Calabria.

Così come sarà obbligatorio informare gli stessi soggetti dello smaltimento di amianto o di materiali contenenti amianto.

Previste sanzioni per l’inosservanza degli obblighi di comunicazione che vanno da duemilacinquecento euro a oltre cinquemila euro.

Adottare questo provvedimento contestualmente” dichiara il sindaco Vallone “significa rafforzare la battaglia a tutela della salute”

“Una battaglia che noi sindaci siamo disponibili a sostenere anche con il contributo dei cittadini di ogni singolo comune” aggiunge Vallone

Il censimento degli immobili contenenti amianto è sicuramente una tappa importante ed i comuni si impegneranno per agevolare il percorso.

E’ previsto, nell’ordinanza, che i comuni inviino ai cittadini apposito modello. I proprietari dei siti e manufatti dove si riscontra presenza di amianto entro quarantacinque giorni dovranno consegnare lo stesso debitamente compilato.

Una tematica quelladell’amianto da sempre all’attenzione della Commissione Consiliare competente presieduta da Michele Marseglia che ha già previsto nella prossima settimana una seduta per discutere nei dettagli la bozza di regolamento.

“Intendiamo inoltre” aggiunge il sindaco “proporre all’Azienda Sanitaria Provinciale la sottoscrizione di un protocollo per la diagnosi precoce, per i cittadini individuati a rischio, per le malattie correlate alla esposizione all’amianto”.

“Vogliamo percorrere tutte le strade ed intraprendere azioni in tutte le sedi per sostenere il diritto alla salute dei nostri cittadini” conclude il Sindaco

Video in cui si parla del problema amianto a  Crotone.

Crotone, abitanti di Scandale contro la discarica di amianto

La normativa regionale, consultabile a questo indirizzo, si prefigge i seguenti obiettivi:

Gli obiettivi della legge in vigore attualmente sono:

a) la salvaguardia e la tutela della salute nei luoghi di vita e di lavoro dalla possibile esposizione a fibre aerodisperse di amianto;

b) la gestione e bonifica di siti, impianti, edifici, mezzi di trasporto e manufatti in cui sia stata rilevata la presenza di amianto o materiali contenenti amianto;

c) la promozione di attività finalizzate alla tutela dei rischi per la salute e per l’ambiente dall’amianto e la collaborazione con enti pubblici per la ricerca e la sperimentazione nel settore;

d) la promozione di iniziative di educazione, formazione ed informazione, finalizzate ad accrescere la conoscenza sui rischi derivanti dalla presenza di amianto o materiali contenenti amianto ed alla sua corretta gestione.

Sospetta presenza di amianto nel suo immobile a Crotone ? che fare?

Per edifici di Crotone costruiti prima del 1994, occorre un po’ più d’attenzione, in caso di ristrutturazione, riparazione o lavori di risanamento è possibile ancor oggi riportare alla luce materiali contenenti amianto. Per questo motivo è fondamentale saper riconoscere i materiali contenenti amianto e sapere come intervenire se si sospetta la presenza di amianto. L’amianto non è ancora scomparso dalle case e dagli appartamenti; se in un edificio è presente del materiale contenente amianto, bisogna adottare adeguate misure per proteggere la salute degli occupanti da un’eventuale contaminazione. L’urgenza di una misura a tutela della salute si valuta sulla base di numerosi fattori per questa ragione, le valutazioni del caso devono essere svolte da personale qualificato e competente.

Viterbo bonifica amianto

Viterbo bonifica amianto

Documentazione tratta dal sito della ASL di Viterbo.

Lavori su materiali contenenti amianto (MCA). La notifica all’organo di vigilanza e la redazione del piano di lavoro, sono disciplinati dagli articoli 250 e 256 del D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 che per comodità si riportano:
Articolo 250. Notifica
1. Prima dell’inizio dei lavori di cui all’articolo 246 (N.d.r. : attività lavorative che possono comportare, per i lavoratori, un‘esposizione ad amianto, quali manutenzione, rimozione dell‘amianto o dei materiali contenenti amianto, smaltimento e trattamento dei relativi rifiuti, nonché bonifica delle aree interessate), il datore di lavoro presenta una notifica all’organo di vigilanza competente per territorio.
2. La notifica di cui al comma 1 comprende almeno una descrizione sintetica dei seguenti elementi:
a) ubicazione del cantiere;
b) tipi e quantitativi di amianto manipolati;
c) attività e procedimenti applicati;
d) numero di lavoratori interessati;
e) data di inizio dei lavori e relativa durata;
f) misure adottate per limitare l’esposizione dei lavoratori all’amianto.
3. Il datore di lavoro provvede affinché i lavoratori o i loro rappresentanti abbiano accesso, a richiesta, alla documentazione oggetto della notifica di cui ai commi 1 e 2.
4. Il datore di lavoro, ogni qualvolta una modifica delle condizioni di lavoro possa comportare un aumento significativo dell’esposizione alla polvere proveniente dall’amianto o da materiali contenenti amianto, effettua una nuova notifica.

Articolo 256. Lavori di demolizione o rimozione dell’amianto
1. I lavori di demolizione o di rimozione dell’amianto possono essere effettuati solo da imprese rispondenti ai requisiti di cui all‘articolo 212 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
2. Il datore di lavoro, prima dell’inizio di lavori di demolizione o di rimozione dell‘amianto o di materiali contenenti amianto da edifici, strutture, apparecchi e impianti, nonché dai mezzi di trasporto, predispone un piano di lavoro.
3. Il piano di cui al comma 2 prevede le misure necessarie per garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori sul luogo di lavoro e la protezione dell’ambiente esterno.
4. Il piano, in particolare, prevede e contiene informazioni sui seguenti punti:
a) rimozione dell‘amianto o dei materiali contenenti amianto prima dell‘applicazione delle tecniche di demolizione, a meno che tale rimozione non possa costituire per i lavoratori un rischio maggiore di quello rappresentato dal fatto che l‘amianto o i materiali contenenti amianto vengano lasciati sul posto;
b) fornitura ai lavoratori di idonei dispositivi di protezione individuale;
c) verifica dell‘assenza di rischi dovuti all‘esposizione all‘amianto sul luogo di lavoro, al termine dei lavori di demolizione o di rimozione dell‘amianto;
d) adeguate misure per la protezione e la decontaminazione del personale incaricato dei lavori;
e) adeguate misure per la protezione dei terzi e per la raccolta e lo smaltimento dei materiali;
f) adozione, nel caso in cui sia previsto il superamento dei valori limite di cui all‘articolo 254, delle misure di cui all‘articolo 255, adattandole alle particolari esigenze del lavoro specifico;
g) natura dei lavori, data di inizio e loro durata presumibile;
h) luogo ove i lavori verranno effettuati;
i) tecniche lavorative adottate per la rimozione dell‘amianto;
l) caratteristiche delle attrezzature o dispositivi che si intendono utilizzare per attuare quanto previsto dalle lettere d) ed e).
5. Copia del piano di lavoro è inviata all’organo di vigilanza, almeno 30 giorni prima dell’inizio dei lavori. Se entro il periodo di cui al precedente capoverso l‘organo di vigilanza non formula motivata richiesta di integrazione o modifica del piano di lavoro e non rilascia prescrizione operativa, il datore di lavoro può eseguire i lavori. L‘obbligo del preavviso di trenta giorni prima dell‘inizio dei lavori non si applica nei casi di urgenza. In tale ultima ipotesi, oltre alla data di inizio, deve essere fornita dal datore di lavoro indicazione dell‘orario di inizio delle attività. (2)
6. L’invio della documentazione di cui al comma 5 sostituisce gli adempimenti di cui all‘articolo 250.
7. Il datore di lavoro provvede affinché i lavoratori o i loro rappresentanti abbiano accesso alla documentazione di cui al comma 4.

Di seguito puoi scaricare:

La U.o.c. PISLL ed il Centro Regionale Amianto (Laboratorio di Igiene Industriale) della Azienda USL Viterbo, hanno sviluppato una procedura telematica per l’invio, attraverso applicativo web, delle Notifiche e dei Piani di Lavoro.
Il servizio è riservato alle imprese abilitate e richiede il possesso di credenziali che sono assegnate, previa richiesta, dalla U.o.c. PISLL dell’Azienda USL Viterbo.

Video in cui si parla del problema amianto a Viterbo.

Amianto, la mappatura delle aree scolastiche del Viterbese. Il monitoraggio per la presenza di amianto all’interno degli edifici scolastici permette di mappare le aree del Viterbese che possono rappresentare un potenziale pericolo per gli studenti. Fulvio Cavariani, direttore del laboratorio d’igiene industriale di Civita Castellana ci illustra i risultati fin qui emersi.

Viterbo è una città del Lazio che presenta una buona concentrazione di coperture in lastre di eternit con amianto e di coibentazioni in amianto friabile presenti negli scantinati di molti edifici a formare la coibentazione delle tubazioni degli impianti di riscaldamento.

Le normative regionali del Lazio, consultabili a questo indirizzo, prevedono delle azioni da conseguire per l’eliminazione dei pericoli prodotti da questo manufatto.

Tutte le attività di produzione di amianto sono definitivamente cessate nell’aprile 1994. Le industrie di produzione di manufatti di amianto si sono ormai riconvertite o hanno chiuso; quelle che installavano o utilizzavano tali manufatti impiegano prodotti sostitutivi. Di conseguenza, il censimento di queste imprese, che aveva in origine lo scopo di valutare progressi ed ostacoli nell’abbandono dell’amianto, ha oggi esclusivamente una valenza epidemiologica nei confronti dei lavoratori ex-esposti;

il massiccio impiego di amianto effettuato in passato ha determinato l’immissione nell’ambiente di numerosi manufatti e prodotti contenenti amianto, alcuni dei quali assai duraturi, quali treni, natanti, tram e metropolitane, edifici ed impianti industriali. Tali situazioni possono rappresentare un rischio per la salute attraverso due differenti modalità: da un lato le attività di modifica, riparazione e demolizione; dall’altro l’esposizione dovuta al normale impiego (presenza nell’edificio, impiego del mezzo di trasporto, ecc.). La prima modalità riguarda un gruppo limitato di popolazione costituito dai lavoratori addetti a tali interventi, ma può comportare livelli di rischio anche molto elevati; la seconda modalità può riguardare gruppi molto estesi di popolazione, ma rappresenta normalmente un rischio estremamente contenuto;

Con particolare riguardo alla casistica indicata, le azioni che prioritariamente il piano deve intraprendere sono:

  • il censimento delle situazioni di pericolo;
  • la formazione degli operatori dei dipartimenti di prevenzione;
  • la dotazione strumentale dei dipartimenti di prevenzione; l’informazione dei cittadini;
  • l’informazione/formazione delle aziende che esercitano attività a contatto con amianto;
  • la formazione degli addetti delle ditte di bonifica per il rilascio dei titoli di abilitazione.

Sospetta presenza di amianto nel suo immobile a Viterbo ? che fare?

Per edifici di Viterbo costruiti prima del 1994, occorre un po’ più d’attenzione, in caso di ristrutturazione, riparazione o lavori di risanamento è possibile ancor oggi riportare alla luce materiali contenenti amianto. Per questo motivo è fondamentale saper riconoscere i materiali contenenti amianto e sapere come intervenire se si sospetta la presenza di amianto. L’amianto non è ancora scomparso dalle case e dagli appartamenti; se in un edificio è presente del materiale contenente amianto, bisogna adottare adeguate misure per proteggere la salute degli occupanti da un’eventuale contaminazione. L’urgenza di una misura a tutela della salute si valuta sulla base di numerosi fattori per questa ragione, le valutazioni del caso devono essere svolte da personale qualificato e competente.

Vicenza bonifica amianto

Vicenza bonifica amianto

Documentazione tratta dal sito del comune di Vicenza.

Rimozione amianto. Al contrario di quanto si ritiene comunemente, la presenza di amianto non comporta, in ogni caso, un rischio per la salute delle persone. La pericolosità si manifesta solo quando le particelle contenente polvere di amianto si liberano nell’atmosfera (con la possibilità di essere inalate) a seguito di deterioramento, sfaldamento o danneggiamento delle strutture.

Individuazione della presenza di amianto

Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81, Titolo IX, Capo III, articolo 248:

  • Prima di intraprendere lavori di demolizione o di manutenzione, il datore di lavoro adotta, anche chiedendo informazioni ai proprietari dei locali, ogni misura necessaria volta ad individuare la presenza di materiali a potenziale contenuto d’amianto.
  • Se vi è il minimo dubbio sulla presenza di amianto in un materiale o in una costruzione, si applicano le disposizioni previste dal presente capo.

Normativa Regionale attualmente in vigore: DGRV del 15 Marzo 2011 n. 265

Maggiori informazioni:

http://www.arpa.veneto.it/ seguendo il percorso: prevenzione e salute – ambiente e salute – fattori ambientali e salute – amianto, oppure http://www.regione.emilia-romagna.it/amianto/

Video in cui si parla del problema amianto a Vicenza.

BASSANO TG – 28/05/2015 – SOSPETTA MORTE PER AMIANTO, PROCURA BLOCCA IL FUNERALE. Pubblicato il 28 mag 2015. BASSANO TG (giovedì 28 maggio 2015) – La procura di Vicenza indaga per la sospetta morte per amianto di un ex operaio edile di Bassano. Il caso, segnalato dall’ULSS 3, ha portato all’apertura di un fascicolo per omicidio colposo.

Vicenza è una città del Veneto che presenta una buona concentrazione di coperture in lastre di eternit con amianto e di coibentazioni in amianto friabile presenti negli scantinati di molti edifici a formare la coibentazione delle tubazioni degli impianti di riscaldamento.

Le normative regionali del Veneto, consultabili a questo indirizzo, prevedono delle azioni da conseguire per l’eliminazione dei pericoli prodotti da questo manufatto.

Sospetta presenza di amianto nel suo immobile a Vicenza ? che fare?

Per edifici di Vicenza costruiti prima del 1994, occorre un po’ più d’attenzione, in caso di ristrutturazione, riparazione o lavori di risanamento è possibile ancor oggi riportare alla luce materiali contenenti amianto. Per questo motivo è fondamentale saper riconoscere i materiali contenenti amianto e sapere come intervenire se si sospetta la presenza di amianto. L’amianto non è ancora scomparso dalle case e dagli appartamenti; se in un edificio è presente del materiale contenente amianto, bisogna adottare adeguate misure per proteggere la salute degli occupanti da un’eventuale contaminazione. L’urgenza di una misura a tutela della salute si valuta sulla base di numerosi fattori per questa ragione, le valutazioni del caso devono essere svolte da personale qualificato e competente.

Vibo Valentia rimozione eternit

Vibo Valentia rimozione eternit

Documentazione tratta dal sito di Vibo Valentia:

3 gennaio 2011. Comune Vibo. Censimento amianto, prorogato termine.Per andare incontro ai numerosi cittadini che stanno provvedendo alla compilazione e consegna della scheda relativa al censimento di immobili con coperture in lastre di cemento amianto, o beni immobili nei quali siano presenti materiali o prodotti contenenti amianto libero o in matrice friabili, che sostituisce la comunicazione prevista a carico dei proprietari degli immobili”, il Sindaco di Vibo Valentia, Nicola D’Agostino, in accordo con l’Assessore all’ambiente, Pietro Comito, ha deciso la proroga di 30 giorni a partire da domani della la scadenza della consegna della scheda di censimento. “Oltre ad assolvere un obbligo di legge, – recita un comunicato – si evidenzia l’importanza del completamento del processo conoscitivo sulla diffusione dell’amianto nel territorio comunale al fine di evitare la dispersione di fibre nocive per la salute pubblica

La normativa regionale, consultabile a questo indirizzo, si prefigge i seguenti obiettivi:

Gli obiettivi della legge in vigore attualmente sono:

a) la salvaguardia e la tutela della salute nei luoghi di vita e di lavoro dalla possibile esposizione a fibre aerodisperse di amianto;

b) la gestione e bonifica di siti, impianti, edifici, mezzi di trasporto e manufatti in cui sia stata rilevata la presenza di amianto o materiali contenenti amianto;

c) la promozione di attività finalizzate alla tutela dei rischi per la salute e per l’ambiente dall’amianto e la collaborazione con enti pubblici per la ricerca e la sperimentazione nel settore;

d) la promozione di iniziative di educazione, formazione ed informazione, finalizzate ad accrescere la conoscenza sui rischi derivanti dalla presenza di amianto o materiali contenenti amianto ed alla sua corretta gestione.

Sospetta presenza di amianto nel suo immobile a Vibo Valentia ? che fare?

Per edifici di Vibo Valentia costruiti prima del 1994, occorre un po’ più d’attenzione, in caso di ristrutturazione, riparazione o lavori di risanamento è possibile ancor oggi riportare alla luce materiali contenenti amianto. Per questo motivo è fondamentale saper riconoscere i materiali contenenti amianto e sapere come intervenire se si sospetta la presenza di amianto. L’amianto non è ancora scomparso dalle case e dagli appartamenti; se in un edificio è presente del materiale contenente amianto, bisogna adottare adeguate misure per proteggere la salute degli occupanti da un’eventuale contaminazione. L’urgenza di una misura a tutela della salute si valuta sulla base di numerosi fattori per questa ragione, le valutazioni del caso devono essere svolte da personale qualificato e competente.

Verona bonifica amianto

Verona bonifica amianto

Documentazione tratta dal sito del comune di Verona.

Esposti – Odori molesti / rifiuti / scarichi / amianto 

A cosa serve il modulo:

A segnalare una situazione problematica in materia di odori molesti, rifiuti, scarichi o amianto.

Gli uffici potranno:

  • avviare un procedimento per accertamento di primo livello;
  • avviare un procedimento finalizzato all’emanazione di un provvedimento;
  • trasmettere l’esposto agli enti competenti.

Attenzione: nel caso di insufficiente descrizione della problematica o in mancanza dei dati identificativi dell’esponente o di mancata disponibilità a consentire l’accesso ai luoghi disturbati, la pratica potrebbe essere archiviata o gestita a margine dell’attività programmata di controlli sul territorio. Nel caso di archiviazione la pratica verrà riaperta solo in presenza di nuovi e significativi elementi probatori.

Video in cui si parla del problema amianto a Verona.

Amianto – Videointervista di Gianluigi Miele a Mario Micheletto.Pubblicato il 06 mar 2015. Intervista di Gianluigi Miele a Mario Micheletto, ex lavoratore delle officine di Porta Vescovo di Verona, per anni a contatto con l’amianto. Micheletto descrive le condizioni di lavoro e la mancanza di sicurezza.

Progetto:”I lavori a Verona dalla ricostruzione al boom economico,nelle immagini e nelle testimonianze orali”

 

Verona è una città del Veneto che presenta una buona concentrazione di coperture in lastre di eternit con amianto e di coibentazioni in amianto friabile presenti negli scantinati di molti edifici a formare la coibentazione delle tubazioni degli impianti di riscaldamento.

Le normative regionali del Veneto, consultabili a questo indirizzo, prevedono delle azioni da conseguire per l’eliminazione dei pericoli prodotti da questo manufatto.

Sospetta presenza di amianto nel suo immobile a Verona ? che fare?

Per edifici di Verona costruiti prima del 1994, occorre un po’ più d’attenzione, in caso di ristrutturazione, riparazione o lavori di risanamento è possibile ancor oggi riportare alla luce materiali contenenti amianto. Per questo motivo è fondamentale saper riconoscere i materiali contenenti amianto e sapere come intervenire se si sospetta la presenza di amianto. L’amianto non è ancora scomparso dalle case e dagli appartamenti; se in un edificio è presente del materiale contenente amianto, bisogna adottare adeguate misure per proteggere la salute degli occupanti da un’eventuale contaminazione. L’urgenza di una misura a tutela della salute si valuta sulla base di numerosi fattori per questa ragione, le valutazioni del caso devono essere svolte da personale qualificato e competente

Vercelli rimozione eternit

Vercelli rimozione eternit

Documentazione tratta dal sito del comune di Vercelli.

1. Avviso sui risultati della procedura di affidamento
2. Suap – Sportello unico per le attività produttive
3. 04.09.15 – Intervento d’urgenza al Teatro Civico
4. 09.03.2015 – Maura Forte: massima attenzione all’ambiente e alla scuola
5. 16.07.14 – Prima riunione con le associazioni ambientaliste e animaliste
6. 15.07.14 – Prima riunione con le associazioni ambientaliste e animaliste

Video in cui si parla del problema amianto a Vercelli.

Tumori da amianto. Quali risposte tra slogan e realtà?

Pubblicato il 12 set 2014.– Convegno organizzato e promosso da ONA Onlus – Nel corso della Conferenza di Vercelli del giorno 11 settembre 2014 svoltasi presso l’Hotel Modo in Piazza Medaglie D’Oro 21, alla presenza del Presidente di ONA ONLUS Avv. Ezio Bonanni, sono intervenuti nel dibattito numerosi cittadini, lavoratori esposti e vittime dell’amianto e loro familiari, i quali hanno testimoniato dell’enorme impegno e della dedizione impareggiabile degli oncologi della ASL di Vercelli, che può annoverare tra gli altri il Prof. Luciano Mutti, coordinatore del Dipartimento ricerca e cura del mesotelioma dell’ONA ONLUS, attraverso il quale l’associazione può assistere del tutto gratuitamente tutti quei pazienti malati di mesotelioma e di altre patologie asbesto correlate per tutte le loro necessità. Sono state confermate dall’intervento del Sig. Luca Sigurtà le criticità già segnalate all’Associazione anche da altri famigliari di pazienti, e da questi ultimi direttamente, circa il ritardo nella somministrazione di un farmaco antitumorale, e di cui si è interessata la stampa nazionale. Hanno preso la parola, tra gli altri, il Sig. Pasquale De Filippo, Coordinatore ONA Asti, l’Avv. Elena Cartabia dell’ONA di Milano, il Dott. Fabio Desilvestri di ONA di Asti, l’On.le Mirko Busto, Parlamentare nazionale (M5S) e ricercatore e il Dott. Davide Bono, Consigliere regionale (M5S) e medico.

Le normative regionali del Piemonte, consultabili a questo indirizzo, prevedono delle azioni da conseguire per l’eliminazione dei pericoli prodotti da questo manufatto.

Sospetta presenza di amianto nel suo immobile a Vercelli ? che fare?

Per edifici di Vercelli costruiti prima del 1994, occorre un po’ più d’attenzione, in caso di ristrutturazione, riparazione o lavori di risanamento è possibile ancor oggi riportare alla luce materiali contenenti amianto. Per questo motivo è fondamentale saper riconoscere i materiali contenenti amianto e sapere come intervenire se si sospetta la presenza di amianto. L’amianto non è ancora scomparso dalle case e dagli appartamenti; se in un edificio è presente del materiale contenente amianto, bisogna adottare adeguate misure per proteggere la salute degli occupanti da un’eventuale contaminazione. L’urgenza di una misura a tutela della salute si valuta sulla base di numerosi fattori per questa ragione, le valutazioni del caso devono essere svolte da personale qualificato e competente.

Verbano Cusio Ossola rimozione eternit

Verbano Cusio Ossola rimozione eternit

Documentazione tratta dal sito del comune di Verbano-Cusio-Ossola.

CONCESSIONE CONTRIBUTI SMALTIMENTO AMIANTO. Si comunica a tutti gli interessati che è tuttora aperto il bando di finanziamento comunale per l’erogazione di contributi ai privati cittadini e alle associazioni senza fini di lucro che provvedono a rimuovere e smaltire i manufatti in amianto (tetti, coibentazioni, ecc.) presenti sul territorio comunale.

Le domande possono essere presentate al competente Settore Ambiente, compilando l’apposito modulo scaricabile oppure a disposizione presso il Settore stesso (sito in Via F.lli Cervi, 5 – IV Dipartimento Programmazione Territoriale – 1° piano) ed allegando la seguente documentazione:

a) Estratto di mappa catastale con indicazione dell’ubicazione del manufatto;

b) Documentazione fotografica del manufatto che consenta sia una visione di dettaglio dello stato di conservazione del manufatto stesso che una visione d’insieme del sito di ubicazione;

c) Fattura rilasciata dalla ditta specializzata relativamente alle operazioni di rimozione e/o trasporto e smaltimento presso discarica autorizzata;

d) Formulario di identificazione del rifiuto debitamente compilato (copia controfirmata e datata in arrivo dal destinatario finale del rifiuto).

I contributi verranno erogati, in ordine di data di presentazione della domanda e fino ad esaurimento dei fondi disponibili, previa verifica dei seguenti requisiti previsti dal bando:

  • l’edificio/manufatto deve essere di proprietà di privato cittadino o di associazione senza fini di lucro
  • l’edificio/manufatto deve essere localizzato nel terrritorio di Verbania
  • Sono esclusi i manufatti di pertinenza di edifici a carattere non residenziale

L’entità del contributo erogato è calcolata secondo i seguenti criteri:

a) Coperture di superficie inferiore o uguale a 60 mq e manufatti (es. tubazioni, serbatoi, ecc.): 35% dell’importo fatturato da ditta specializzata, fino ad un importo massimo di € 400.

b) Coperture di superficie superiore a 60 mq: € 6/mq di superficie smaltita da ditta specializzata, fino ad un importo massimo di 3000 €.

Le normative regionali del Piemonte, consultabili a questo indirizzo, prevedono delle azioni da conseguire per l’eliminazione dei pericoli prodotti da questo manufatto.

Sospetta presenza di amianto nel suo immobile a Verbano Cusio Ossola ? che fare?

Per edifici di Verbano Cusio Ossola costruiti prima del 1994, occorre un po’ più d’attenzione, in caso di ristrutturazione, riparazione o lavori di risanamento è possibile ancor oggi riportare alla luce materiali contenenti amianto. Per questo motivo è fondamentale saper riconoscere i materiali contenenti amianto e sapere come intervenire se si sospetta la presenza di amianto. L’amianto non è ancora scomparso dalle case e dagli appartamenti; se in un edificio è presente del materiale contenente amianto, bisogna adottare adeguate misure per proteggere la salute degli occupanti da un’eventuale contaminazione. L’urgenza di una misura a tutela della salute si valuta sulla base di numerosi fattori per questa ragione, le valutazioni del caso devono essere svolte da personale qualificato e competente.

Seleziona il tuo comune di intervento:

Antrona Schieranco , Anzola d’Ossola , Arizzano , Arola , Aurano , Baceno , Bannio Anzino , Baveno , Bee , Belgirate , Beura Cardezza , Bognanco , Borgomezzavalle , Brovello Carpugnino , Calasca Castiglione , Cambiasca , Cannero Riviera , Cannobio , Caprezzo , Casale Corte Cerro , Cavaglio Spoccia , Ceppo Morelli , Cesara , Cossogno , Craveggia , Crevoladossola , Crodo , Cursolo Orasso , Domodossola , Druogno , Falmenta , Formazza , Germagno , Ghiffa , Gignese , Gravellona Toce , Gurro , Intragna , Loreglia , Macugnaga , Madonna del Sasso , Malesco , Masera , Massiola , Mergozzo , Miazzina , Montecrestese , Montescheno , Nonio , Oggebbio , Omegna , Ornavasso , Pallanzeno , Piedimulera , Pieve Vergonte , Premeno , Premia , Premosello Chiovenda , Quarna Sopra , Quarna Sotto , Re , San Bernardino Verbano , Santa Maria Maggiore , Stresa , Toceno , Trarego Viggiona , Trasquera , Trontano , Valstrona , Vanzone con San Carlo , Varzo , Verbania , Vignone , Villadossola , Villette , Vogogna.

Venezia bonifica amianto

Venezia bonifica amianto

Documentazione tratta dal sito del comune di Venezia.

Raccolta amianto.La rimozione e lo smaltimento di rifiuti pericolosi abbandonati, tra i quali l’amianto è competenza dell’Ufficio Rifiuti.
Lo smaltimento di materiali contenenti amianto ancora in opera, è invece competenza rispettivamente, del Servizio aria ed energia per la terraferma e del Servizio Tutela dell’ambiente e degli animaliper Venezia centro storico e isole.

Al fine di favorire la bonifica da materiali contenenti amianto, quali l’eternit, impiegati spesso anche a livello di edifici residenziali, il Comune, presso l’Ufficio Suolo e Rifiuti, sta promuovendo da due anni dei progetti di raccolta istituendo periodicamente dei bandi pubblici attraverso i quali vengono erogati contributi significativi per i cittadini che decidono di smaltire regolarmente materiali contenenti amianto.

Video in cui si parla del problema amianto a Venezia.

Esposizione all’amianto: giornata di studi promossa dalla Provincia di Venezia.Pubblicato il 06 apr 2012. L’assessorato all’ambiente della Provincia di Venezia con l’International Academy of Environmental Sciences (Iaes) ha organizzato la seconda giornata di studi sull’amianto dal titolo “Esposizione all’amianto, un problema aperto: nuove frontiere del diritto penale e nuovi orizzonti terapeutici”. L’incontro, cui ha partecipato anche il Ministro alla Salute, Renato Balduzzi, si è svolto a Venezia il 4 aprile 2012 – Tg Triveneta

Venezia è una città del Veneto che presenta una buona concentrazione di coperture in lastre di eternit con amianto e di coibentazioni in amianto friabile presenti negli scantinati di molti edifici a formare la coibentazione delle tubazioni degli impianti di riscaldamento.

Le normative regionali del Veneto, consultabili a questo indirizzo, prevedono delle azioni da conseguire per l’eliminazione dei pericoli prodotti da questo manufatto.

Sospetta presenza di amianto nel suo immobile a Venezia ? che fare?

Per edifici di Venezia costruiti prima del 1994, occorre un po’ più d’attenzione, in caso di ristrutturazione, riparazione o lavori di risanamento è possibile ancor oggi riportare alla luce materiali contenenti amianto. Per questo motivo è fondamentale saper riconoscere i materiali contenenti amianto e sapere come intervenire se si sospetta la presenza di amianto. L’amianto non è ancora scomparso dalle case e dagli appartamenti; se in un edificio è presente del materiale contenente amianto, bisogna adottare adeguate misure per proteggere la salute degli occupanti da un’eventuale contaminazione. L’urgenza di una misura a tutela della salute si valuta sulla base di numerosi fattori per questa ragione, le valutazioni del caso devono essere svolte da personale qualificato e competente.

Udine bonifica amianto

Udine bonifica amianto

Documentazione tratta dal sito del comune di Udine.

Video in cui si parla del problema amianto a Udine.

“Amianto, stoccaggio da 10 mila tonnellate”, Telefriuli TG sera del 26 ottobre 2013

Sospetta presenza di amianto nel suo immobile a Udine ? che fare?

Per edifici di Udine costruiti prima del 1994, occorre un po’ più d’attenzione, in caso di ristrutturazione, riparazione o lavori di risanamento è possibile ancor oggi riportare alla luce materiali contenenti amianto. Per questo motivo è fondamentale saper riconoscere i materiali contenenti amianto e sapere come intervenire se si sospetta la presenza di amianto. L’amianto non è ancora scomparso dalle case e dagli appartamenti; se in un edificio è presente del materiale contenente amianto, bisogna adottare adeguate misure per proteggere la salute degli occupanti da un’eventuale contaminazione. L’urgenza di una misura a tutela della salute si valuta sulla base di numerosi fattori per questa ragione, le valutazioni del caso devono essere svolte da personale qualificato e competente.

Trieste bonifica amianto

Trieste bonifica amianto

Documentazione tratta dal sito del comune di Trieste.

Ambiente ed energia. Elenco ammessi al contributo per la rimozione e smaltimento dell’amianto VI° bando.

ELENCO AMMESSI

IMPORTANTE. Si ricorda che il termine per la presentazione della richiesta di liquidazione del contributo è il 30/09/2016. Alla domanda di liquidazione deve essere obbligatoriamente allegato:

– comunicazione scritta di avvenuta ultimazione dei lavori da parte del richiedente

– fattura in originale quietanzata (con timbro, data e firma leggibile del legale rappresentante della ditta, o copia bonifico bancario e/o estratto conto con l’evidenza del pagamento)

– copia del piano di lavoro/notifica predisposto dalla ditta che ha eseguito l’intervento, con timbro di accettazione dell’Azienda per i Servizi Sanitari e/o ricevuta di trasmissione via fax e/o telematica

– scheda di liquidazione del contributo  compilata in tutte le sue parti ( vedi allegati )

PER GLI INTERVENTI RELATIVI ALLE CENTRALI TERMICHE:oltre ai suddetti documenti, anche breve relazione descrittiva dell’intervento, contenente i tempi di realizzazione, le ore/uomo impiegate e le quantità di materiale contaminato smaltito.

Con determinazione dirigenziale n. 3833 dd. 18.12.2012 è stato istituito ed approvato un elenco di ditte autorizzate, iscritte all’Albo Nazionale Gestori Ambientali per la categoria 10, che praticano prezzi adeguati per il servizio di rimozione e smaltimento del materiale contenente amianto sul territorio della Provincia e che si impegnano a mantenere invariati tali prezzi.Si mettono inoltre a disposizione l’elenco aggiornato delle ditte autorizzate ed il prezziario valido fino al 31/12/2015.

Video in cui si parla del problema amianto a Trieste.

27 10 15 SERVE UNO SPORTELLO AMIANTO A TRIESTE: AURELIO PISCHIANZ

Le normative regionali del Friuli Venezia Giulia consultabili a questo indirizzo, prevedono delle azioni da conseguire per l’eliminazione dei pericoli prodotti da questo manufatto.

Tali azioni sono principalmente:

  • Mappatura dell’amianto presente sul territorio regionale.
  • Monitoraggio dei livelli di concentrazione delle fibre di amianto nell’aria.
  • Criteri per la valutazione del livello di rischio e l’individuazione delle priorità di bonifica.
  • Tutela sanitaria dei lavoratori che sono esposti e che sono stati esposti all’amianto.

Sospetta presenza di amianto nel suo immobile a Trieste ? che fare?

Per edifici di Trieste costruiti prima del 1994, occorre un po’ più d’attenzione, in caso di ristrutturazione, riparazione o lavori di risanamento è possibile ancor oggi riportare alla luce materiali contenenti amianto. Per questo motivo è fondamentale saper riconoscere i materiali contenenti amianto e sapere come intervenire se si sospetta la presenza di amianto. L’amianto non è ancora scomparso dalle case e dagli appartamenti; se in un edificio è presente del materiale contenente amianto, bisogna adottare adeguate misure per proteggere la salute degli occupanti da un’eventuale contaminazione. L’urgenza di una misura a tutela della salute si valuta sulla base di numerosi fattori per questa ragione, le valutazioni del caso devono essere svolte da personale qualificato e competente.

Treviso bonifica amianto

 Treviso bonifica amianto

Documentazione tratta dal sito del comune di Treviso.

Progetto rottamazione amianto. Questa Amministrazione comunale, nell’ambito del “Progetto Amianto” in fase di approvazione, ritiene utile verificare fin da subito l’entità dell’interesse alla rimozione delle coperture in amianto presenti sul territorio comunale da parte dei privati cittadini e delle Aziende.

A tal fine, coloro che hanno interesse ad effettuare tale operazione, sono invitati a compilare l’allegato modulo ed a farlo pervenire al Settore Ambiente.

modulo (in formato doc, circa 200 KB)

modulo (in formato pdf, circa 80 KB)

modulo (in formato rtf, circa 1MB)

Video in cui si parla del problema amianto a Treviso.

QUINTALI DI AMIANTO ROVESCIATI IN STRADA. Pubblicato il 01 set 2015. TREVISO – Una montagna di amianto, sbriciolato e abbandonato ai margini della carreggiata nella periferie della città. Venerdì i residenti hanno chiesto l’intervento di Contarina ma al momento nessuno è ancora andato a recuperarli. E si teme, in caso di pioggia, che ci possano essere ulteriori danni ambientali. Insomma una vera e propria emergenza ecologica.

Treviso è una città del Veneto che presenta una buona concentrazione di coperture in lastre di eternit con amianto e di coibentazioni in amianto friabile presenti negli scantinati di molti edifici a formare la coibentazione delle tubazioni degli impianti di riscaldamento.

Le normative regionali del Veneto, consultabili a questo indirizzo, prevedono delle azioni da conseguire per l’eliminazione dei pericoli prodotti da questo manufatto.

Sospetta presenza di amianto nel suo immobile a Treviso ? che fare?

Per edifici di Treviso costruiti prima del 1994, occorre un po’ più d’attenzione, in caso di ristrutturazione, riparazione o lavori di risanamento è possibile ancor oggi riportare alla luce materiali contenenti amianto. Per questo motivo è fondamentale saper riconoscere i materiali contenenti amianto e sapere come intervenire se si sospetta la presenza di amianto. L’amianto non è ancora scomparso dalle case e dagli appartamenti; se in un edificio è presente del materiale contenente amianto, bisogna adottare adeguate misure per proteggere la salute degli occupanti da un’eventuale contaminazione. L’urgenza di una misura a tutela della salute si valuta sulla base di numerosi fattori per questa ragione, le valutazioni del caso devono essere svolte da personale qualificato e competente.

Trento bonifica amianto

Trento bonifica amianto

Documentazione tratta dal sito del comune di Trento.

  • Rifiuti da smaltire presso ditte specializzate.

Beni per il cui smaltimento è necessario contattare ditte specializzate.

Per informazioni: numero verde 800847028

  • Amianto
  • Eternit
  • Guarnizioni in amianto
  • Mattoni/Mattonelle di ceramica (grandi quantità)
  • Piastrelle (grandi quantità)

 

INTERROGAZIONE AVENTE AD OGGETTO LA PROTEZIONE DAI PERICOLI DERIVANTI DALL’AMIANTO NEL TERRITORIO DEL COMUNE DI TRENTO ED IN PARTICOLARE DELL’AREA DI TRENTO NORD E CAMPOTRENTINO

ORDINE DEL GIORNO AVENTE AD OGGETTO: “DEMOLIZIONE E BONIFICA DELL’AREA EX ITALCEMENTI DI PIEDICASTELLO: ATTENZIONE ALLA POSSIBILE PRESENZA DI AMIANTO E DI ALTRE SOSTANZE PERICOLOSE!”.

Dove lo butto? Una pratica guida con l’elenco in ordine alfabetico dei rifiuti più comuni e le istruzioni per la loro corretta raccolta differenziata.

Video in cui si parla del problema amianto a Trento.

Amianto, parte la bonifica. Pubblicato il 12 mar 2012.Modi e tempi della bonifica del territorio trentino dall’amianto l’obiettivo di un disegno di legge, frutto della fusione di due testi di Eccher e Nardelli. Ottenuto il via libera dalla Terza Commissione permanente, la proposta approderà prossimamente in Consiglio provinciale.

Trento è una città del Trentino Alto Adige che presenta una buona concentrazione di coperture in lastre di eternit con amianto e di coibentazioni in amianto friabile presenti negli scantinati di molti edifici a formare la coibentazione delle tubazioni degli impianti di riscaldamento.

Le normative regionali del Trentino Alto Adige consultabili a questo indirizzo, prevedono delle azioni da conseguire per l’eliminazione dei pericoli prodotti da questo manufatto.Il “Piano provinciale di protezione dell’ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica, ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto” si configura come lo strumento con il quale la provincia autonoma del trentino contribuisce a mettere a regime quanto di sua competenza in materia di rischi sanitari ed ambientali collegati all’amianto, nel rispetto delle norme di cui all’art. 10 della legge 27 marzo 1992, n. 257, recante “Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”.

Il Piano provinciale amianto si articola, ai sensi del D.P.R. 8 agosto 1994, recante “Atto di indirizzo e coordinamento alle regioni ed alle province autonome del Trentino per l’adozione di piani di protezione, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica dell’ambiente, ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto”, di cui all’art. 10 della succitata legge n. 257/1992, nei punti seguenti:

1) censimento e realizzazione a Trento dell’archivio delle situazioni a rischio amianto;
2) sorveglianza e controllo delle condizioni di salubrità ambientale e di sicurezza del lavoro a Trento;
3) classificazione dei rifiuti contenenti amianto di Trento ed indicazioni per l’individuazione degli impianti di smaltimento;
4) formazione e specializzazione del personale;
5) strumentazione necessaria per le analisi dell’amianto.

Sospetta presenza di amianto nel suo immobile a Trento ?

che fare?

Per edifici di Trento costruiti prima del 1994, occorre un po’ più d’attenzione, in caso di ristrutturazione, riparazione o lavori di risanamento è possibile ancor oggi riportare alla luce materiali contenenti amianto. Per questo motivo è fondamentale saper riconoscere i materiali contenenti amianto e sapere come intervenire se si sospetta la presenza di amianto. L’amianto non è ancora scomparso dalle case e dagli appartamenti; se in un edificio è presente del materiale contenente amianto, bisogna adottare adeguate misure per proteggere la salute degli occupanti da un’eventuale contaminazione. L’urgenza di una misura a tutela della salute si valuta sulla base di numerosi fattori per questa ragione, le valutazioni del caso devono essere svolte da personale qualificato e competente.

Trapani rimozione eternit

Trapani rimozione eternit

Documentazione tratta dal sito del comune di Trapani.

23 giugno 2015 – Repressione del fenomeno dell’abbandono dei rifiuti nelle vie cittadine. Prosegue l’attività di vigilanza della Polizia Municipale per la prevenzione e la repressione del fenomeno dell’abbandono sulle vie e sugli spazi pubblici di rifiuti urbani, di materiali ingombranti e pericolosi. Il fenomeno sta assumendo dimensioni preoccupanti in ogni parte del territorio comunale, afferma l’assessore alla polizia municipale – ing. Giuseppe Licata – ed a fronte di tanta illegalità si porrà freno con l’irrogazione di pesanti sanzioni, senza tacere che ove il conferitore abusivo di materiali pericolosi (fibre di amianto, vernici, ecc ) verrà colto in flagranza, la Polizia procederà nei confronti del “reo” con la denuncia all’Autorità Giudiziaria. Anche sul fronte dell’abbandono dei rifiuti urbani ed assimilati, fuori dagli orari ordinariamente fissati dall’Amministrazione, quindi facile preda dei randagi e dei gabbiani, precisa il Comandante De Lio, agli Agenti è stato già conferito il mandato per svolgere le necessarie indagini per risalire ai trasgressori.
I primi risultati sono stati registrati con numerose pesanti sanzioni pecuniarie, sia ai concittadini e sia agli abitanti del limitrofo comune di Erice.
Il Sindaco Damiano, stante la stagione estiva in corso e la gran quantità di turisti che visitano la Città, rivolge il proprio invito ai concittadini ed a gestori di ogni tipo di strutture ricettive, affinché rispettino i modi ed i tempi per il conferimento dei rifiuti, oltre a ricordare a questi ultimi il dovere del puntuale versamento della tassa di soggiorno, anche perché l’omissione comporterà i consequenziali accertamenti fiscali e quant’altro di correlato.

Video in cui si parla del problema amianto a Trapani.

AMIANTO VIA SANTA COSTANZA

Trapani è una città della Sicilia che presenta una concentrazione di coperture in lastre di eternit con amianto e di coibentazioni in amianto friabile presenti negli scantinati di molti edifici avvolte sulle tubazioni degli impianti di riscaldamento.

La normativa regionale, consultabile a questo indirizzo, si prefigge i seguenti obiettivi:

Sospetta presenza di amianto nel suo immobile a Trapani ? che fare?

Per edifici di Trapani costruiti prima del 1994, occorre un po’ più d’attenzione, in caso di ristrutturazione, riparazione o lavori di risanamento è possibile ancor oggi riportare alla luce materiali contenenti amianto. Per questo motivo è fondamentale saper riconoscere i materiali contenenti amianto e sapere come intervenire se si sospetta la presenza di amianto. L’amianto non è ancora scomparso dalle case e dagli appartamenti; se in un edificio è presente del materiale contenente amianto, bisogna adottare adeguate misure per proteggere la salute degli occupanti da un’eventuale contaminazione. L’urgenza di una misura a tutela della salute si valuta sulla base di numerosi fattori per questa ragione, le valutazioni del caso devono essere svolte da personale qualificato e competente.

Torino rimozione eternit

Torino rimozione eternit

Documentazione tratta dal sito del comune di Torino.

Come tutti i materiali, i manufatti che contengono l’amianto subiscono, con il passare degli anni, un invecchiamento naturale causato da interventi di manutenzione, di riparazione, ecc.; in questi casi si può generare un inquinamento ambientale a seguito della possibile dispersione in atmosfera di fibre.
Non sempre l’amianto, però, è pericoloso: lo è sicuramente quando può disperdere le sue fibre nell’ambiente circostante per effetto di qualsiasi tipo di sollecitazione meccanica, eolica, da stress termico, dilavamento di acqua piovana. La cessazione dell’utilizzo dell’amianto ha fatto sì che l’esposizione a questo inquinante si sia spostata dall’ambiente di lavoro a quello di vita. Le tecniche di prelievo e quelle di analisi sono state affinate ed è aumentata la sensibilità della collettività.

 La normativa di riferimento

  • Legge Ordinaria n. 257 del 27/03/1992 norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto.
  • D.M. del 06/09/94 Normative e metodologie tecniche di applicazione dell’art. 6, comma 3, e dell’art. 12, comma 2, della legge 27 marzo 1992, n. 257, relativa alla cessazione dell’impiego dell’amianto.
  • ARPA Piemonte
  • Delibera della Giunta Regionale del Piemonte N. 51-2180 del 05/02/2001 (761 KB, PDF): “Approvazione del piano regionale di protezione, decontaminazione, smaltimento e bonifica dell’ambiente ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto”.
  • D. Lgs. 152 del 3/4/06 “Norme in materia ambientale”. (versione coordinata con modifiche, aggiornata alla L. 11/11/2014 n. 164 di conversione del DL 133/2014 (c.d. “Sblocca Italia) in vigore dal 12/11/2014) – pdf 4,6 MB
  • D.Lgs. 81 del 9/4/08 “Attuaz. Art. 1 L. 123/07 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” “Titolo IX Capo III “Protezione dai rischi connessi all’esposizione all’amianto” (in sostituz. Art. 34 D.Lgs. 277/91).
  • L.R. 30 del 14/10/08 “Norme per la tutela della salute, il risanamento dell’ambiente, la bonifica e lo smaltimento dell’amianto”.

Video in cui si parla del problema amianto a Torino.

Torino, flash mob degli studenti per amianto a Palazzo Nuovo. Pubblicato il 27 apr 2015. Davanti alla sede delle facoltà umanistiche, Palazzo Nuovo, a Torino, si sono ritrovati gli studenti universitari per un flash mob. Una protesta silenziosa controllo la chiusura dell’Università per presenza di amianto e per rimarcare il diritto allo studio.

Le normative regionali del Piemonte, consultabili a questo indirizzo, prevedono delle azioni da conseguire per l’eliminazione dei pericoli prodotti da questo manufatto.

Sospetta presenza di amianto nel suo immobile a Torino ? che fare?

Per edifici di Torino costruiti prima del 1994, occorre un po’ più d’attenzione, in caso di ristrutturazione, riparazione o lavori di risanamento è possibile ancor oggi riportare alla luce materiali contenenti amianto. Per questo motivo è fondamentale saper riconoscere i materiali contenenti amianto e sapere come intervenire se si sospetta la presenza di amianto. L’amianto non è ancora scomparso dalle case e dagli appartamenti; se in un edificio è presente del materiale contenente amianto, bisogna adottare adeguate misure per proteggere la salute degli occupanti da un’eventuale contaminazione. L’urgenza di una misura a tutela della salute si valuta sulla base di numerosi fattori per questa ragione, le valutazioni del caso devono essere svolte da personale qualificato e competente.

Elenco comuni di Torino ed origine del nome:

Agliè : Secondo alcuni il paese era chiamato Aladium dal nome latino di persona Allius con l’aggiunta del suffisso -adium e divenne con il tempo Alladium poi Agladium. Secondo altri il nome Alladium è riconducibile alla denominazione di un’ala del castello o da Agladium (spada dei romani).

Airasca : Deriva dal nome latino di persona Arrius con l’aggiunta del suffisso ligure -asco.

Ala di Stura : Si riferisce al termine dialettale Ala che indica un portico o un palazzo. La specifica si riferisce alla vicinanza al fiume.

Albiano d’Ivrea : Deriva dal noma di persona Albius con l’aggiunta del suffisso -anus che indica appartenenza. La specifica identifica la zona.

Alice Superiore : Deriva dal nome di persona Allicus. La specifica lo distingue da Alice Castello (comune non lontano).

Almese : Il nome può collegarsi ad alma che a sua volta è una forma variata di balma (caverna). Potrebbe anche derivare dal nome di persona Almo con l’aggiunta del suffisso -ensis.

Alpette : Il nome è il diminutivo di Alp (pascolo di montagna). Chiamato in passato La Alpete

Alpignano : Deriva dal nome di persona Alpinius con l’aggiunta del suffisso -anus.

Andezeno : Nei documenti antichi è citato con il nome Andecellus o Andisellus. Deriva probabilmente dal nome gallo-latino Andicus o Andiccus con l’aggiunta del suffisso -ellus. Possibili sono anche le derivazioni dai nomi Andagellus o Andegenus.

Andrate : Deriva dal nome di persona Andreas o Anderus con l’aggiunta del suffisso gallico -atem.

Angrogna : Deriva dal termine dialettale grogno che significa “bernoccolo” e si riferisce alla sua posizione collinare. Secondo altri il nome deriva da agranio o agrinia (prugnolo).

Arignano : Si riferisce al nome di persona Arenius o Arinius susseguito dal suffisso -anus che indica appartenenza. Potrebbe anche riferirsi al nome Allenius con la successiva trasformazione della “l” in “r”.

Avigliana : Deriva dal nome di persona Avillius o Avilius con l’aggiunta del suffisso -anus che indica appartenenza.

Azeglio : Deriva da agellis (ablativo plurale del diminutivo ager) con il significato di campo. Assumendo il significato “nei campicelli”.

Bairo : Deriva probabilmente dal termine baiuvari, ossia bavaresi riferendosi alle truppe di uomini che erano a guardia della strada che attraversava il territorio.

Balangero : Deriva dal nome di persona Berengario riferendosi alle variazioni subite nel tempo: Belengerium e Ballangerium.

Baldissero Canavese : Chiamata in passato Baldisè, si riferisce al nome germanico di persona Baldesid. Il luogo è menzionato anche con il nome di Baldissetus (che indica l’aggiunta del suffisso -etus). Con il tempo diventa Baldisserus (con l’aggiunta del suffisso -erus). La specifica lo distingue dall’omonimo.

Banchette : Il nome deriva da bancheta diminutivo di banca, ossia striscia di terreno più elevata. Questa definizione si riferisce alla sua posizione geografica.

Baldissero Torinese : Probabilmente deriva dal nome Baldesid con l’aggiunta del suffisso -erus. La specifica è identificativa del luogo.

Balme : Deriva dal termine balma (caverna) con accostamento al latino valva che significa “tratto di paese”.

Barbania :Il nome deriva da barbaneta, ossia “querceti” con l’aggiunta del suffisso -etum che indica abbondanza, si ricollega alla parola provenzale barben, ossia quercia.

Bardonecchia : Il nome era documentato come Bardonisca derivando da Bardi (nome con cui venivano identificati i Longobardi).

Barone Canavese : Attestato come Barronume, è un accrescitivo del latino barros, ossia sterpeto. La paretimologia (falsa etimologia) lo vorrebbe derivato dal cognome Barone. La specifica è identificativa della zona e derivando dal latino canaba lo indica come “luogo di raccolta di prodotti agricoli”.

Beinasco : Deriva dal nome romano Batinius (da Battius) con l’aggiunta del suffisso ligure -ascus.

Bibiana : Attestato come Vibiana, secondo alcuni deriva dal nome di persona Vibius mentre altri credono che si riferisca al nome di persona Baebius.

Bobbio Pellice : Probabilmente deriva dal nome di persona Bovius. “Pellice” si riferisce al torrente che dà il nome alla valle.

Bollengo : Deriva dal termine gallico bola, ossia palude (termine ancora presente nel dialetto piemontese) riferendosi alle condizioni acquitrinose del luogo. Secondo alcuni fu aggiunto il suffisso ligure latinizzato -incus, secondo altri quello germanico -ing.

Borgaro Torinese : Attestato come bulgarus e come burgarus, il nome deriva da burgus assumendo il significato di “fortini” (realizzati all’età delle invasioni barbariche) più che “villaggi”. La specifica è identificativa della zona.

Borgiallo : Il nome deriva da Burgalis che sarebbero le popolazioni rurali che si estesero intorno ad un Burgus.

Borgofranco d’Ivrea : Il nome deriva dall’unione delle parole “borgo” e “franco”, quest’ultima probabilmente è da intendersi con il significato di “libero”, esonerato dal pagamento delle tasse. La specifica indica la vicinanza ad Ivrea.

Borgomasino : Il nome deriva dal latino Burgus Maxini, ossia borgo ed il nome dei proprietari. E’ da indicare che, poiché il luogo è nato come un fortino usato ai tempi delle incursioni dei goti, burgus va inteso con il senso di “fortino”. La seconda parte del nome potrebbe anche legarsi al dialettale meisinmaisin con il significato di “palude”.

Borgone Susa : Deriva dal nome germanico di persona Burgo, -onis. La specifica indica la sua collocazione.

Bosconero : E’ un composto di “bosco” e “nero”. Il primo termine fa riferimento al bosco lì esistente in passato, l’aggettivo “nero” si riferisce agli alberi di legno scuro lì presenti.

Brandizzo : Deriva dal nome di persona Branditius o Brandicius.

Bricherasio : Deriva dal nome celtico di persona Briccarius o Brittgarius oppure dal dialetto piemontese bric, ossia “altura”.

Brosso : Deriva dal latino medioevale brossa, ossia boschetto in riferimento alla presenza di molte zone alberate.

Brozolo : Deriva da Brossulus e quindi è legato a brossa (bosco) e ne è il diminutivo, quindi “boschetto”. Oppure potrebbe derivare dal nome germanico di persona Brozo.

Bruino : Si riferisce probabilmente alla voce latina, ma anche dialettale piemontese, bruera che significa “scopeto”. Potrebbe anche riferirsi al termine celtico brua, ossia orlo riferendosi alla posizione dell’insediamento.

Brusasco : Deriva probabilmente dal nome celtico latinizzato di persona Bruscius da cui Brusciascus.

Bruzolo : Deriva da Brociolis, riferendosi ai nomi celti di persona Broc(c)ius o Broc(ch)ius che probabilmente derivano a loro volta da brocco (punta).

Buriasco : Si riferisce al nome latino di persona Burius con l’aggiunta del suffisso -adis poi -ascus.

Burolo : Deriva dal nome latino di persona Burriolus o Burolus con l’aggiunta del suffisso -ius.

Busano : Potrebbe riferirsi al nome latino di persona Busius o Aebutius con l’aggiunta del suffisso -anus che indica appartenenza.

Bussoleno : Deriva dal nome di pianta buxus, ossia “bosso” con l’aggiunta del suffisso -etum o forse del diminutivo -ulus.

Buttigliera Alta : Deriva da batticula che indicava un luogo di confine tra due territori, con l’aggiunta del suffisso -arius quindi Batticularia.

Cafasse : Secondo alcuni deriva dal dialetto piemontese cafass, ossia mucchio. Secondo altri dal nome latino di persona Caiphas. Esistono anche altre ipotesi: c’è chi crede che derivi dall’arabo qafas(sbarro) oppure da ka (case) e Fase (un cognome). Come ultima ipotesi citiamo quella che ritiene il nome derivato da cafasa che deriva dal latino capacium (cesta).

Caluso : Potrebbe derivare dal nome di persona Calusius. Secondo alcuni è da accostare al termine caliginem da cui caluginem riferendosi alla nebbia spesso presente in zona.

Cambiano : Deriva dal nome celtico latinizzato Cambius con l’aggiunta del suffisso -anus che indica appartenenza.

Campiglione-Fenile : “Campiglione” è un accrescitivo del termine latino campilia, neutro plurale di campus (campo). “Fenile” potrebbe derivare dal latino foenile, ossia fienile.

Candia Canavese : Si riferisce al nome latino di persona Candida. La specifica è identificativa della zona e riferendosi al latino canaba lo indica come “luogo di raccolta di prodotti agricoli”.

Candiolo : Potrebbe derivare da Candidolus che sarebbe l’esito settentrionale di Candidulus, diminutivo (in -ulus) del nome di persona Candida.

Canischio : Documentato con il nome di Canusco, potrebbe derivare dal nome latino di persona Canus (possibile proprietario) con l’aggiunta del suffisso -uscus e poi del suffisso -ulus, diventando Canisculus.

Cantalupa : Il nome (che è un imperativo) indica un luogo in cui ululavano i lupi.

Cantoira : Il nome deriva da Cantora, ossia “possesso del primicerio (capo dei notai pontifici) della Cattedrale”.

Caprie : Attestato come Cabrius, deriva dal nome di persona Caprius.

Caravino : Deriva dall’aggettivo latino quadratinus riferendosi alla centuriazione romana.

Carema : Deriva dal numerale ordinale latino quadragesimum, ossia quarantesimo con la successiva trasformazione della “Q” in “C”.

Carignano : Deriva dal nome celto o latino di persona Carnius o Carinius con l’aggiunta del suffisso -anus oppure direttamente dal nome latino Carnianus.

Carmagnola : Può essere legato a Caramagna, una località limitrofa. Il nome potrebbe anche collegarsi al latino quadra magniola, ossia una parte di dimensioni non grandissime della centuriazione romana. Secondo alcuni il nome è collegato a Carminiola, femminile di Carminius.

Casalborgone : Documentato come Castrum Bargonj e Casalis Bergono, è un composto del latino Casalis e del nome di persona Borgone (dal nome Burgo, onis).

Cascinette d’Ivrea : Il nome è il diminutivo di cascina realizzato con il suffisso -etto. La specifica indica la vicinanza ad Ivrea.

Caselette : Il nome è il diminutivo del latino casella realizzato con il suffisso -etto, con il significato di piccola casa pastorale.

Caselle Torinese : Deriva dal latino casellae, ossia “piccole case pastorali”. La specifica è identificativa del luogo.

Castagneto Po : Deriva dal latino castanea, ossia castagno con l’aggiunta del suffisso -etum che indica abbondanza. La specifica indica la vicinanza al fiume.

Castagnole Piemonte : Attestato con il nome di Castignola e Castagnola. Deriva dal latino castinea, ossia castagna e ne è il diminutivo. La specifica è identificativa della zona.

Castellamonte : Il nome indica chiaramente un “castello al monte”. Deriva dal volgare latino castellum(dal latino classico castrum).

Castelnuovo Nigra : Deriva da castrum novum per la presenza di una fortificazione o un castello “nuovo”. Un tempo era chiamato Sale Castelnuovo. La specifica è in onore di Costantino Nigra, nato qui nel 1828.

Castiglione Torinese : Deriva dal volgare latino castellum (dal latino classico castrum), castello o fortezza con l’accrescitivo -onis. La specifica è identificativa della zona.

Cavagnolo : Documentato come Cavagnolus e Cavagnolius deriva da cavagna, (cesto) e si riferisce al latino cavaneum (da cavus, ossia cavo).

Cavour : Chiamato in passato Caburrum e Cavurrum, si riferisce all’antico termine etnico Caburriates, un’antica tribù ligure.

Cercenasco : Chiamato in passato Circinascus, deriva da circinus, ossia circolo (con il senso di recinto) con l’aggiunta del suffisso -ascus.

Ceres : La tradizione racconta che il nome si ispira alla dea Cerere o si riferisce alle ciliegie. Più probabilmente deriva dal latino Cirricus dal nome di persona Cirrus.

Ceresole Reale : Il nome probabilmente si riferisce alla presenza in zona (anticamente) di una foresta di ceresiolae, ossia piccole ciliegie. Meno probabile è la provenienza da caseariole, ossia piccole alpi dove si svolgeva il pascolo e si producevano i formaggi.

Cesana Torinese : Deriva dal nome di persona latino Caesius o dal termine latino caesa, ossia selva tagliata. La specifica identifica la zona.

Chialamberto : Deriva da Casa Lamberti riferendosi ad un insediamento di proprietà della famiglia Lamberti.

Chianocco : Deriva dal nome di persona latino Canus con l’aggiunta del suffisso -uscus.

Chiaverano : Deriva dal latino clavarius, “colui che detiene le chiavi della città” con l’aggiunta del suffisso -anus che indica possesso.

Chieri : Probabilmente deriva dal nome di persona Cariano con l’aggiunta del suffisso -anus che indica appartenenza.

Chiesanuova : Il nome si riferisce ad una chiesa di nuova costruzione intorno alla quale si è sviluppato il paese.

Chiomonte : Il nome deriva dal latino caput montis o caput montium con il significato di “testa del monte” o “cima dei monti”.

Chiusa di San Michele : Deriva dal latino tardo clusa, termine che indica le strettoie tra i monti. La specifica di “San Michele” si riferisce all’abbazia benedettina presente in zona.

Chivasso : Documentato come Clavasius, il nome potrebbe derivare da clivus (collina) con l’aggiunta del suffisso -aceus con il significato di “luogo fronteggiante la collina”.

Ciconio : Il nome deriva da Cicconius o Ciccunius in riferimento al nome latino di persona Ciccus.

Cintano : Potrebbe derivare dal latino cintulus, ossia cerchia di mura con un suffisso poi variato in una forma ancora da definire.

Cinzano : Deriva dal nome latino di persona Cincius con l’aggiunta del suffisso -anus.

Ciriè : Deriva dal nome latino di persona Cirius con l’aggiunta del suffisso celtico -acum.

Claviere : Deriva dal latino Clavariae con il significato di “chiusura con siepe” ma questa ipotesi non è comprovata da documenti.

Coassolo Torinese : Come Quassolo, il nome deriva dal latino cova, plurale di covum, ossia cavità con il suffisso -eolus da cui covaciolus, assumendo il significato di “piccolo luogo scavato”. La specifica indica il luogo.

Coazze : Deriva dal latino cova (plurale di covum) ossia cavità con il suffisso -aceus.

Collegno : Potrebbe collegarsi al latino collegium, ossia collegio. Forse si riferisce ad un collegio di sacerdoti devoti alla dea Drusilla.

Colleretto Castelnuovo : Deriva dal latino coliretum da colyrus, ossia nocciolo con l’aggiunta del suffisso -etum che indica abbondanza. La specifica di “Castelnuovo” si collega alla castellata di Castelnuovo Nigra.

Colleretto Giacosa : Deriva dal latino coliretum da colyrus, ossia nocciolo con l’aggiunta del suffisso -etum che indica abbondanza. La specifica di “Giacosa” si riferisce allo scrittore Giuseppe Giocosa che ivi nacque.

Condove : Si riferisce al nome di persona Condovius probabilmente derivato da Condus o Condo.

Corio : Deriva dal nome latino di persona Corius.

Cossano Canavese : Deriva dal nome latino di persona Cottius con l’aggiunta del suffisso -anus. La specifica “Canavese” derivando dal latino canaba lo indica come “luogo di raccolta di prodotti agricoli”.

Cuceglio : Deriva dal nome di persona celtico Caucillius o Coccillus oppure da quello latino Cocceius.

Cumiana : Deriva dal nome latino di persona Comavius con l’aggiunta del suffisso -anus.

Cuorgnè : Potrebbe derivare dal nome di persona Coronius con l’aggiunta del suffisso -atum che indica possesso. Potrebbe anche derivare dal nome latino di pianta corneus, ossia corniolo con il suffisso -etum che indica abbondanza.

Druento : Deriva probabilmente da un nome preromano Druentum tradotto come “lo scorrente”.

Exilles : In latino il luogo è chiamato Excingomagus formato dal celtico magos (campo) e Excingo(nome di persona di origine gallo-latina) con il significato di “campo di Excingo”. Secondo alcuni deriva dal celtico Ixellos (basso) in riferimento alla roccia soprastante quindi con il significato di luogo basso. Secondo altri ancora deriva dal nome femminile latino di persona Aesilia.

Favria : Il nome deriva dal latino fabrica in riferimento ad un’antica fabbrica di armi presente in zona.

Feletto : Il nome deriva dal latino filictum, ossia felceto per la presenza in zona di un felceto appunto.

Fenestrelle : Il nome è il diminutivo del latino fenestra, ossia finestra da intendersi come fessura all’interno di una catena montuosa.

Fiano : Deriva dal nome di persona Fillius o Offilius con l’aggiunta del suffisso -anus.

Fiorano Canavese : Deriva dal nome latino Florius con l’aggiunta del suffisso -anus che indica appartenenza. La specifica è identificativa della zona.

Foglizzo : Probabilmente deriva dal nome Foljicium in riferimento ai boschi da cui si ricavavano le foglie per nutrire il bestiame.

Forno Canavese : Deriva dal latino furnus, ossia forno in riferimento ai forni della zona che servivano per il trattamento idrotermico del carbonato di sodio. La specifica è frequente nei comuni della zona.

Frassinetto : Deriva dal nome di pianta fraxinus, ossia frassino con l’aggiunta del suffisso -etum.

Front : Deriva dal latino frontem (fronte) in riferimento alla sua posizione geografica “di fronte” alla piana del Malone.

Frossasco : E legato al nome di persona gallico Ferrucius con l’aggiunta del suffisso -ate che dà vita a Ferruciatis (nome con cui era identificato in passato). Il nome odierno deriva da Frosascus con l’aggiunta del suffisso -ascus.

Garzigliana : Deriva dal nome di persona Carcilius con l’aggiunta del suffisso -anus.

Gassino Torinese : Potrebbe riferirsi al nome di persona Agazzo da Acatius con il diminutivo Agassolo. Secondo alcuni il nome deriva dal celtico cassanus o cassinus, ossia quercia. La specifica è identificativa del luogo.

Germagnano : Deriva dal nome latino di persona Germanius con l’aggiunta del suffisso -anus che indica appartenenza.

Giaglione : Deriva dal nome di origine celtica Gallio, – onis.

Giaveno : Deriva dal nome di persona gallico Gavinus o gavinius, derivati da Gavius.

Givoletto : Secondo alcuni il nome del luogo deriva dal latino tibuletum che indica una zona ricoperta da boschi di tibuli (pini selvatici). Secondo altri il nome potrebbe derivare dal termine piemontese di pianta givula, ossia “luiola maggiore”.

Gravere : Deriva dalla voce celtica grava che significa “area ghiaiosa” con l’aggiunta del suffisso -arius.

Groscavallo : Il nome è una fusione di “grosso” e “cavallo”. Quest’ultimo non si riferisce all’animale, bensì ad un passo di montagna.

Grosso : Il significato è ancora sconosciuto. Potrebbe derivare dall’aggettivo latino grossus (grosso), ma non è chiaro a cosa si riferisce.

Grugliasco : Deriva dal nome latino di persona Correlius o Currelius con l’aggiunta del suffisso -ascus.

Ingria : Si riferisce al nome di persona Ingrich e consente di ipotizzare un dominio longobardo sulla zona.

Inverso Pinasca : Il nome “inverso” si riferisce alla posizione del paese rispetto al sole, all’anvers, indicando una zona non molto soleggiata. La specifica “Pinasca” è il nome di un comune limitrofo.

Isolabella : Il nome è un composto di “isola” (intesa come terreno tra due corsi d’acqua) e “bella”, aggettivo di intuibile significato.

Issiglio : Il nome deriva dal latino Isellus “in basso” in riferimento alla sua posizione “bassa” nella “Val di Chy”.

Ivrea : Documentato con il nome di origine celtica latinizzato Eporedia. E’ una fusione tra epo (cavallo) e reda (veicolo a quattro ruote) con l’aggiunta del suffisso -ia che ha funzione collettiva, ossia di indicare la presenza in abbondanza di “carri equestri” che probabilmente proteggevano la città. Il nome subì poi delle modifiche diventando Yporeia poi Ivreia fino ad Ivrea.

La Cassa : Deriva da caccia e più precisamente da captare, ossia cacciare. Per lungo si è creduto derivasse da capsa ossia stalle. Ma la prima ipotesi è quella ad oggi più accreditata.

La Loggia : Secondo alcuni deriva dal germanico laubja (pergola), secondo altri deriva dal francese antico loge, ossia accampamento.

Lanzo Torinese : Deriva dal nome germanico di persona Lanzo. La specifica è identificativa della zona.

Lauriano : Deriva dal nome germanico di persona Laberius con l’aggiunta del suffisso -anus che indica appartenenza.

Leini : Deriva da Leudonico, dal nome francone di persona Liudo.

Lemie : Potrebbe derivare dal latino limes, ossia confine.

Lessolo : Deriva da Leuzolus, diminutivo del nome germanico di persona Leucius o Leucio con variante Leuçolus.

Levone : Potrebbe derivare dal nome etnico dei Galli Helvi oppure da Helvus, ossia gialliccio. Secondo alcuni potrebbe derivare dal nome di persona Leonus riferendosi al vescovo Leone che ebbe in giurisdizione la zona.

Locana : Si crede che il nome contenga una radice indoeuropea leuko (bianco) per il colore della roccia locale oppure lucus, ossia bosco con l’aggiunta del suffisso -ana.

Lombardore : Il nome attesta la dominazione longobarda della zona, infatti deriva da (Castellum) Langobardorum, ossia castello dei longobardi.

Lombriasco : Deriva dal nome romano Umbrius, che a sua volta deriva da Umber, con l’aggiunta del suffisso -ascus.

Loranzè : Deriva dal nome latino di persona Laurentius, ossia Lorenzo, che probabilmente era il proprietario del feudo.

Lugnacco : Deriva dal nome latino di persona Lupinius con l’aggiunta del suffisso -acum. Secondo la tradizione locale il nome era connesso alla Dea Luna.

Luserna San Giovanni : Potrebbe derivare dal latino lucerna con il significato di “fanale” forse in riferimento ad una locanda o ad un punto di ristoro o ad una fiaccola di segnalazione. “San Giovanni” si riferisce al nome di una delle frazioni del comune.

Lusernetta : E’ il diminutivo del nome del comune limitrofo, ossia Lucerna San Giovanni.

Lusigliè : Si riferisce al nome di persona Lucilius con l’aggiunta del suffisso -adius che indica appartenenza.

Macello : Si riferisce forse al nome dei Magelli, antico popolo originario di queste zone.

Maglione : Deriva dal latino malleum, ossia martello da cui deriva a sua volta Maglio. Il nome del comune è un accrescitivo.

Marentino : Probabilmente è il diminutivo del nome di persona Emerens, -tis o Merens, – ntis.

Massello : E’ un diminutivo di Massa, ottenuto con il suffisso -ello. Il termine latino massa (ammasso) nel medioevo veniva usato per indicare i grandi possedimenti terrieri coltivati.

Mathi : Deriva dal nome latino di persona Mattius.

Mattie : Potrebbe derivare dal nome di persona Matticus che a sua volta deriva dal nome Mattius.

Mazzè : Si riferisce al nome latino di persona Mattius o Matius.

Meana di Susa : La prima parte del nome, ossia Meana, deriva dal latino mediana riferito alla sua posizione “in mezzo tra due corsi d’acqua” o di “intermedia nel pendio della valle”. La specifica “di Susa” identifica la zona.

Mercenasco : Deriva dal nome latino di persona Martianus con l’aggiunta del suffisso -ascus.

Meugliano : Deriva dal nome latino di persona Medullius con l’aggiunta del suffisso -anus.

Mezzenile : Il nome di questo comune sembra derivare dal latino mediana da cui deriva medianea (a cui si aggiunge il suffisso -illis) riferendosi alla sua posizione “in mezzo tra due corsi d’acqua”.

Mombello di Torino : E’ di semplice provenienza e di chiaro significato: è dato dall’unione di “monte” e dell’aggettivo “bello”. La specifica identifica la zona.

Mompantero : E’ un composto di “monte” e dell’aggettivo panterius derivato forse da un nome di persona Panterius o dal dialetto panta (oggetto pendente).

Monastero di Lanzo : Il nome si riferisce ad un antico monastero benedettino presente in zona. La specifica indica la vicinanza all’altro comune.

Moncalieri : E’ un composto di monte e dell’aggettivo calerius che si riferisce al nome di persona Calerius. Secondo la tradizione popolare deriva da quaglia per indicare un “luogo pieno di quaglie”.

Moncenisio : E’ un composto di mons (monte) e cinisia (cenere) in riferimento al colore grigio della roccia.

Montaldo Torinese : “Montaldo” deriva da mons e altus ossia monte alto, con il successivo passaggio della “t” in “d”, forse causata dall’influenza del nome Aldo. La specifica è identificativa della zona.

Montalenghe : E’ un composto di monte e del nome di persona germanico Al(l) con l’aggiunta del suffisso -ing che significherebbe “monte abitato dai discendenti di Allo”.

Montalto Dora : Deriva da mons e altus ossia monte alto. La specifica si riferisce al fiume limitrofo.

Montanaro : Il nome potrebbe derivare da montanus, ossia “montano”, in riferimento ad un possibile insediamento di montanari con l’aggiunta del suffisso -arius.

Monteu da Po : Deriva da mons e acutus, ossia monte acuto, riferendosi al suo aspetto aguzzo. La specifica si riferisce al fiume limitrofo.

Moriondo Torinese : Documentato come monte Rotundo, poi monte Reundo, infine Monreondo. Deriva da mons e rotondo ossia monte rotondo, riferendosi alla sua conformazione. La specifica è identificativa della zona.

Nichelino : Esistono svariate ipotesi in merito alla provenienza del nome, secondo alcuni studiosi il nome deriva dal latino nihili locus, ossia “luogo del nulla” riferendosi alla natura paludosa del terreno su cui sorse il paese. Ma non si riesce a stabilire bene la modifica subita dal nome nel tempo. Secondo altri potrebbe derivare da un’alterazione del nome di persona Nicolino (nome proprio del conte Manfredo della famiglia degli Occelli). Altri ancora propongono una derivazione del nome dalla moneta, il nichelino, adducendo che in zona si trovasse una cava di nichelio. Quest’ultima ipotesi sembra comunque la più improbabile.

Noasca : Deriva da noua che a sua vota è connesso con il radicale indoeuropeo nou (nuovo, giovane) con l’aggiunta del suffisso -asca.

Nole : Potrebbe derivare dall’espressione latina (terrae) novulae che potrebbe riferirsi alla coltivazione, come nuova attività, in zone precedentemente coperte da foreste.

Nomaglio : Si collega ai nomi latini Nummus e Nummius e quindi potrebbe interpretarsi come “terra di Nomalius“.

None : Si riferisce alla presenza di una mansio posta ad nonum, ossia alla nona pietra miliare da Torino.

Novalesa : Deriva dall’aggettivo novalis che si riferisce all’introduzione della coltivazione in zone precedentemente coperte da boschi, con l’aggiunta del suffisso -iceus.

Oglianico : Deriva probabilmente dal nome latino (di origine celtica) di persona Olius o Ollius con l’aggiunta del suffisso -icus.

Orbassano : Deriva dal nome latino di persona Urbicius con l’aggiunta del suffisso -anus che indica appartenenza.

Orio Canavese : Si riferisce al termine popolare latino orum con il significato di “orlo” poi “poggio” riferendosi alla posizione del luogo, sulle colline del basso canavese, da cui la specifica.

Osasco : Chiamato in latino Auciati deriva dal nome latino di persona Aucius con l’aggiunta del suffisso gallico -atem, sostituito da -ascum.

Osasio : Deriva dal nome romano di persona Otius o Acius con l’aggiunta del suffisso -acis. Secondo alcuni deriva dal nome Ozo o Oso.

Ozegna : Si riferisce al nome greco-latino di persona Eugenia.

Palazzo Canavese :”Palazzo” fa riferimento alla presenza di un’antica dimora gentilizia in zona. La specifica è identificativa del luogo.

Pancalieri : Deriva da panicalarius (contenente due suffissi: -alis e arius) che a sua volta deriva dal latino panicum che significa panico o miglio.

Parella : Probabilmente deriva da parelius, ossia coppia o paio. Potrebbe essere riferito a villa parellain riferimento alla duplice posizione dell’insediamento.

Pavarolo : Deriva da Pavariolus riferendosi al termine dialettale paver, ossia giunco. Probabilmente per la presenza in zona della pianta.

Pavone Canavese : Deriva dal nome romano di persona Pavo o Papo. La specifica si riferisce alla sua collocazione.

Pecco : Probabilmente deriva dal latino pecus, ossia gregge. Secondo un’ipotesi meno attendibile si riferisce ad un nome di persona.

Pecetto Torinese : Si riferisce probabilmente al tardo latino pecia, ossia pezza (di terreno) con l’aggiunta del suffisso collettivo -etum. La specifica identifica la zona.

Perosa Argentina : Il termine “Perosa” deriva da Petrosa riferendosi a (strada) petrosa, ossia strada con ciottoli. La specifica “argentina” indica che anticamente in zona esistevano delle miniere di argento.

Perosa Canavese : Deriva dall’aggettivo petrosa riferendosi a (strada) petrosa, ossia strada con ciottoli. La specifica “Canavese” (dal latino canaba) si riferisce ad un “luogo di raccolta di prodotti agricoli”.

Perrero : Deriva dal latino medioevale pererium che a sua volta deriva da petrarium, ossia luogo sassoso.

Pertusio : Deriva dal latino pertusus o pertusius, ossia pertugio, foro.

Pessinetto : Potrebbe derivare da piscina (vivaio di pesci) o da picea (abete) con l’aggiunta del suffisso -etum che indica abbondanza.

Pianezza : Deriva dal latino planitia da planities, ossia pianura. Probabilmente per la sua conformazione geografica.

Pinasca : Deriva dal nome latino di pianta pinus con l’aggiunta del suffisso -asca indicando un luogo in cui erano piantati i pini.

Pinerolo : Sicuramente è un diminutivo del termine latino pinarium, ossia pineta, luogo piantato a pini.

Pino Torinese : Si può ipotizzare che il nome del luogo sia legato alla presenza di un pino in zona che forse era un punto di riferimento. La specifica indica la posizione del luogo.

Piobesi Torinese : Esistono svariate ipotesi che tentano di stabilire la provenienza del nome. Secondo alcuni il nome si rifà alla Gens Publicia, secondo altri da populus, ossia pioppo. Oppure da un (agri) pubblici, ossia una terra dell’agro pubblico. La specifica lo distingue dall’omonimo.

Piossasco : Deriva dal nome di persona Plautius, con l’aggiunta del suffisso ligure -ascus.

Piscina : Il nome potrebbe riferirsi alla sua posizione lungo un torrente. Potrebbe infatti riferirsi alla presenza di un vivaio di pesci o ad una vasca per abbeverare il bestiame.

Piverone : Si riferisce al nome latino di persona Pipero, -onis, forse (villa) Piperonis.

Poirino : Deriva da Podium Warini, ossia Poggio di Guarino.

Pomaretto : Il nome deriva dal latino pomarius con l’aggiunta del suffisso -etum (che indica abbondanza) ed identifica un “luogo piantato a meli”.

Pont-Canavese : Conosciuta da sempre con il nome di Ad Pontes, che si riferisce ai tre ponti che collegano la bassa valle con le zone circostanti.

Porte : Deriva dal latino portae che era il nome con il quale venivano identificate le strettoie tra i monti che conducevano alle valli vicine.

Pragelato : Deriva da prato gellato che a sua volta deriva dal latino prata gelata (prati gelati). Il nome si riferisce ai prati che erano spesso gelati a causa della temperatura del luogo che è posto ad un’altitudine tale da essere coperto dal gelo per lunghi mesi.

Prali : Deriva dal latino pratalia, neutro plurale di pratale, ossia “zona coperta di prati, destinata al pascolo”.

Pralormo : E’ un composto del termine latino pratum (prato) e ulmum (olmo).

Pramollo : E’ un composto del termine latino pratum (prato) e mollis (molle) in riferimento alla qualità del terreno che essendo umido, perché spesso bagnato dalle numerose piogge, è cedevole.

Prarostino : In passato era chiamato Villare Aldinum essendo un borgo appartenente ad una persona di origine germanica (di nome Ald). Il nome odierno probabilmente deriva dal dialetto piemontese rosta, ossia una “chiusa d’acqua”, assumendo il significato di “prato umido, ricco di sorgenti”.

Prascorsano : Chiamato in passato Prato Curzano, è composto da pratum ed il nome romano di persona Curtius a cui si aggiunge il suffisso -anus che indica appartenenza.

Pratiglione : Deriva da Pratilionem che a sua volta è un composto di pratilia (territori di omogenea misura agraria) e del suffisso -onem.

Quagliuzzo : La provenienza è incerta. Potrebbe derivare dal latino covum, ossia cavità nella forma di covaculum con l’aggiunta del suffisso -uceum diminutivo e dispregiativo.

Quassolo : Il nome deriva dal latino cova, plurale di covum, ossia cavità con il suffisso -eolus da cui covaciolus, assumendo il significato di “piccolo luogo scavato”.

Quincinetto : Deriva dal nome latino di persona Quinctio, -onis o Quinctius (con il diminutivo Quincinus).

Reano : Deriva dal nome latino di persona Reius o Regius con l’aggiunta del suffisso -anus.

Ribordone : Il nome probabilmente si riferisce al Rivus Bordonus. Il termine rivus significa ruscello, Bordonus si riferisce ad un nome di famiglia longobardo latinizzato Burdo, -onis.

Riva Presso Chieri : Il nome del comune si riferisce alla “riva” del torrente presso cui si è stabilito l’insediamento. La specifica Chieri ne indica la vicinanza.

Rivalba : Deriva dal latino ripa alba, ossia riva bianca.

Rivalta di Torino : Deriva dal latino ripa alta, ossia riva alta in riferimento alla posizione sulla “riva alta” del torrente Sangone. La specifica è identificativa della zona.

Rivara : Deriva dal latino ripa, ossia riva, in riferimento alla riva presso cui è collocato l’insediamento.

Rivarolo Canavese : Il termine “Rivarolo” deriva dal latino ripa, ossia riva con l’aggiunta del suffisso -arius con riferimento alla nascita e sviluppo dell’insediamento nei pressi del fiume. La specifica è identificativa della zona.

Rivarossa : Deriva dal latino ripa, ossia riva, in riferimento alla riva presso cui è collocato l’insediamento. L’aggettivo “rossa” si riferisce al colore giallo-rossastro dei terreni della zona.

Rivoli : Deriva da ripulae, diminutivo di ripae, con il significato di “piccole rive” riferendosi alla collocazione dell’insediamento lungo la Dora Riparia.

Robassomero : E’ un composto di roba (ruba) e somero (somiere) riferendosi ai numerosi assalti che avvenivano in zona da parte dei predoni.

Rocca Canavese : Il termine “Rocca” fa riferimento alle caratteristiche morfologiche del luogo. La specifica è spesso presente nei nomi di comuni della zona.

Roletto : Deriva dal latino robur, ossia “rovere”, con l’aggiunta del suffisso -etum da cui deriva roburetum, luogo piantato a roveri.

Romano Canavese : Il termine “Romano” si riferisce alla presenza numerosa di famiglie di origine romana in zona. La specifica si riferisce alla sua ubicazione.

Ronco Canavese : Si riferisce al latino runcus, ossia terreno incolto poi distrutto in riferimento al dissodamento avvenuto nell’Alto Medioevo.

Rondissone : Deriva dal nome di persona Rundi o dal cognome Rondello.

Rorà : Potrebbe derivare da terra rorubata o da roburatum, ossia terra piantata a roveri ed avere subito un’ellissi.

Rosta : Si collega probabilmente ad una voce dialettale rosta con il significato di “chiusa d’acqua”.

Roure : In passato era chiamato Roreto Chisone. La denominazione attuale si riferisce al latino robur, ossia rovere; mentre quella precedente a roburetum, ossia rovereto.

Rubiana : Ha origine gentilizia infatti deriva dal nome di persona Rubius con l’aggiunta del suffisso -anus che indica appartenenza.

Rueglio : L’ipotesi più accreditata è che derivi dal nome latino di persona Rubellius, mentre meno probabile è che derivi da rubelli, ossia “rossi”.

Salassa : Secondo alcuni deriva da sala, ossia “casa di campagna”, con l’aggiunta del suffisso -aceus. Secondo altri il nome si riferisce all’antica popolazione dei Salassi oppure al termine sala ma con un significato diverso, ossia “terra presso un corso d’acqua”.

Salbertrand : Deriva da Sala Bertae ed è composto da sala, ossia “casa di campagna” e da un nome germanico di persona Berta che ha subito inflessioni dialettali fino a diventare Bertrand.

Salerano Canavese : Ha origine gentilizia, infatti deriva dal nome di persona Salarius con l’aggiunta del suffisso -anus che indica appartenenza.

Salza di Pinerolo : Probabilmente deriva dal nome di pianta salix, -icis (salice). Secondo un’ipotesi meno condivisa potrebbe riferirsi all’aggettivo salicea. La specifica “di Pinerolo” indica la vicinanza tra i due luoghi.

Samone : Deriva dal nome di persona gallo-romano Sammo senza suffisso, meno probabilmente da Salomon, -onis.

San Benigno Canavese : Il nome si ispira a Sanctus Benignus, ossia San Benigno, a cui è dedicata l’abbazia di Digione.

San Carlo Canavese : Chiamato in passato Vauda di Ciriè dal termine longobardo wald. Trae il nome attuale da una cappella dedicata a San Carlo Borromeo.

San Colombano Belmonte : In passato il luogo era identificato con il nome di Cancolumbanum, probabilmente riferito a Campus ColumbanusColumbanus è il nome di un monaco benedettino irlandese. La specifica “Belmonte” si riferisce al santuario di Belmonte, posto nei pressi (il cui nome deriva dal latino Bellum monte, ossia Belmonte).

San Didero : Il nome si ispira all’Ecclesia Sancti Desiderii, ossia “Chiesa di San Desiderio”.

San Francesco al Campo : Fino al 1863 era chiamata Vauda di San Maurizio dal termine longobardo wald. Trae il nome attuale riferendosi al titolo della chiesa parrocchiale. La specifica “al campo” si riferisce al fatto che gran parte del territorio nel 1833 fu usato come campo di istruzione militare.

San Germano Chisone : Il nome riprende il culto per San Germano. La specifica “Chisone” si riferisce alla vicinanza alla valle omonima.

San Gillio : Deriva dal nome del santo. Il nome Gillio è la forma italianizzata del latino Aegidius.

San Giorgio Canavese : Il nome del comune si ispira al culto per San Giorgio.

San Giorio di Susa : Il nome si riferisce al santo a cui è dedicata anche la chiesa parrocchiale.

San Giusto Canavese : Il nome riflette il culto per San Giusto.

San Martino Canavese : Il nome si riferisce ad una chiesa dedicata al santo protettore dei viandanti.

San Maurizio Canavese : Il nome rispecchia la forte venerazione verso San Maurizio.

San Mauro Torinese : Il nome del luogo rispecchia il culto per San Mauro, monaco benedettino molto venerato in Piemonte. La specifica lo distingue dagli omonimi.

San Pietro Val Lemina : Il nome è legato al culto per San Pietro. La specifica si riferisce alla sua posizione geografica, al centro della valle del torrente Lemina.

San Ponso : Secondo alcuni il nome si ispira a San Ponso, di cui sarebbe stata ritrovata una reliquia, la cui identificazione è però dubbia. Un’altra ipotesi racconta che il nome deriva dal latino campus Pontii, ossia campo appartenente a Pontius.

San Raffaele Cimena : Il nome si ispira e riflette il culto per l’arcangelo. La specifica “Cimena” è il nome di una borgata che probabilmente si riferisce ad un nome di persona.

San Sebastiano da Po : Il nome trae origine dalla venerazione verso il Santo a cui è dedicata la chiesa parrocchiale, insieme a San Cassiano. La specifica indica la vicinanza al Po.

San Secondo di Pinerolo : Il nome trae origine dalla venerazione verso San Secondo. La chiesa torinese venera tre santi con questo nome, infatti non si riesce a stabilire quale sia tra questi.

Sangano : Deriva dal nome romano di persona Sanga. Un’ipotesi non pienamente condivisa racconta che deriva dal nome latino di pianta sanguine, “ligustro”.

Sant’Ambrogio di Torino : Il nome trae origine dal culto per Sant’Ambrogio. La specifica lo distingue dagli omonimi.

Sant’Antonino di Susa : Il comune riflette il nome di Sant’Antonino di Apamea .

Santena : Potrebbe essere collegato più probabilmente al nome dei Galli Santones più che all’antico nome Santula.

Sauze di Cesana : “Sauze” deriva dal latino salix, -icis, ossia salice. La specifica evidenzia la vicinanza a Cesana Torinese e lo distingue dagli omonimi.

Sauze d’Oulx : Chiamato fino al 1945 Salice d’Ulzo, “Sauze” deriva dal nome latino di pianta salix, -icis(salice). La specifica “d’Oulx” indica la vicinanza a questo comune.

Scalenghe : Il nome deriva da un termine germanico scarila, ossia capitano, con l’aggiunta del suffisso -ing. Al plurale il termine diventa Scarlingis, poi con il tempo Scallingis.

Scarmagno : Deriva dal latino exquadru(m) magnu(m) con riferimento alla collocazione del comune nella parte della centuriazione romana di Ivrea.

Sciolze : Si riferisce al nome romano di persona Sulcius.

Sestriere : Identificato in passato con il nome di Petra Sextaria, si riferisce probabilmente al latino sextarium che significa “sestario”, ossia una misura applicata al terreno che lo rende “(luogo) della pietra sestaria”.

Settimo Rottaro : L’aggettivo “Settimo” si riferisce al latino (ad) septimum (lapidem), ossia “(luogo posto presso) la settima (pietra)” riferendosi alla distanza della zona da Ivrea. “Rottaro” deriva dal latino rubetum, ovvero “roveto” con l’aggiunta del suffisso -arius che ha poi dato anche il nome ad un colle posto nelle vicinanze, detto Rovearium.

Settimo Torinese : Il nome deriva dal latino (ad) septimum (lapidem), ossia “presso la settima (pietra miliare)” riferendosi alla distanza da Torino, infatti si chiamò in passato Septimum Taurinensem.

Settimo Vittone : L’aggettivo “Settimo” si riferisce al latino (ad) septimum (lapidem), ovvero “(luogo posto presso) la settima (pietra)” riferendosi al settimo miglio lungo la via romana. “Vittone” si riferisce all’esistenza di una stazione iutu, ossia una stazione di montanari esperti.

Sparone : Deriva dalla voce longobarda sparrone, ossia pertica che veniva innalzata sulle alture per indicare la proprietà del luogo.

Strambinello : E’ il diminutivo di Strambino ottenuto con l’aggiunta del suffisso -ello.

Strambino : Deriva dal latino tardo strambus (storto, zoppo) che si riferisce alla posizione del comune posto sul pendio collinare.

Susa : Chiamata in passato Segusium, deriva dal gallico sego, ossia forte, potente. Da Segusia si è passati con il tempo a Secusia, poi a Susa.

Tavagnasco : Deriva dal nome latino di persona Octavianus con l’aggiunta del suffisso -asco. Con il tempo si è passati da Octavianascus a Tavianascus.

Torrazza Piemonte : Deriva dal latino turris (torre) con l’aggiunta del suffisso -aceus. La specifica identifica la sua ubicazione.

Torre Canavese : Deriva da turre (torre) e si riferisce alla presenza in zona, nei pressi di un importante nodo stradale, di una torre di controllo dei percorsi. La specifica lo distingue dagli omonimi.

Torre Pellice : Chiamata in passato Torre di Luserna, deriva dalla presenza di un castello fortificato di proprietà dei signori Lucerna. La specifica “Pellice” si riferisce al torrente che scorre in zona.

Trana : Si riferisce al verbo tranare, ossia “trainare” con una motivazione non chiara.

Trausella : Deriva dal latino Trans Uncellam riferendosi ad un corso d’acqua posto al di là dell’insediamento. Secondo alcuni potrebbe derivare dalla voce celtica ixellos, ossia “basso”.

Traversella : Si è pensato che potesse riferirsi al latino transversus con l’aggiunta del suffisso -elluscon il significato di “obliquo rispetto al sole”, ma la sua posizione soleggiata fa ritenere non valida questa ipotesi. Infatti è maggiormente condivisa l’ipotesi che crede derivi dal latino trans Bersellamriferendosi al torrente Bersela che si trova al di là dell’insediamento.

Traves : Esistono svariate ipotesi in merito alla origine del nome. Secondo alcuni deriva dal latino travicis, dal nome romano di persona Travius. Secondo altri il nome si riferisce alla posizione geografica del paese (tra due torrenti) e deriva quindi da entraives, ossia tra le acque. Altri ancora suppongono che derivi dalle travi che venivano usate per oltrepassare la Stura.

Trofarello : Deriva dal verbo truffare e si riferisce alle attività truffaldine che avvenivano nella zona, favorite dalla posizione isolata.

Usseaux : Deriva dal celtico uxellos, ossia “alto”, in riferimento alla posizione del paese posto nell’alto della valle.

Usseglio : Anche questo nome, come Usseaux, deriva probabilmente da uxellos, ossia “alto” in riferimento alla posizione del paese posto nell’alto della valle.

Vaie : I documenti a nostra disposizione per poter stabilire la provenienza del nome sono pochi. Si crede che possa derivare dal latino valleus da vallis, ossia valle.

Val della Torre : E’ un composto di valle e turris (torre) ed il significato è di facile individuazione.

Valgioie : E’ un composto di valle e gioie. Quest’ultima voce si riferisce e deriva dal dialetto piemontese assumendo il significato di “pila di pietre” (che aveva la funzione di segnalare la via). Quindi il nome del luogo indica “una zona posta nella valle dei cumuli di pietre”.

Vallo Torinese : Deriva dal latino vallum, ossia terrapieno. Il nome si riferisce ad uno stanziamento militare che usava questo sistema per la difesa.

Valperga : Deriva dal nome germanico femminile di persona Walberga oppure dal germanico Waldperg che significa “montagna boscosa” e quindi si riferisce allo status del territorio.

Valprato Soana : E’ composto dal termine vallis (valle) e pratum (prato) ed assume il significato di “prato della valle” in riferimento al fatto che la zona non era coltivata. La specifica si riferisce al torrente che dà il nome anche alla valle.

Varisella : Chiamata in passato Valicella e Vallecella. E’ il diminutivo di vallis (valle).

Vauda Canavese : Il nome deriva dal termine longobardo wald, bosco e si riferisce ai boschi di legname non pregiato nei pressi dei quali si è sviluppato l’insediamento abitativo.

Venaria Reale : Il luogo era chiamato Altessano Superiore e fu poi acquistato dai Savoia e usato come riserva di caccia, quindi gli fu attribuito il nome attuale riferendosi al verbo latino venari, ossia cacciare con l’aggiunta del suffisso -aria.

Venaus : Probabilmente deriva da Ven(n)avis riferendosi al nome etnico Ven(n)avii oppure da Vennales affine al nome etnico Veneni.

Verolengo : La sua provenienza è dubbia, forse si riferisce al nome germanico Werila con l’aggiunta del suffisso -ing.

Verrua Savoia : Deriva dal latino Verruca, con il significato di “poggio” in riferimento alla struttura del suo territorio. La specifica si riferisce alla dinastia sovrana.

Vestignè : Chiamata in passato Vetignaco deriva dal nome latino di persona Vestinius con l’aggiunta del suffisso -acus che indica appartenenza.

Vialfrè : Deriva da Wialfredo a sua volta derivato da un nome germanico Widelfred privo di suffissi aggiuntivi.

Vico Canavese : Molto probabilmente deriva dal latino vicus, ossia villaggio, borgo. La specifica “Canavese” derivando dal latino canaba lo indica come “luogo di raccolta di prodotti agricoli”.

Vidracco : Deriva dal nome latino di persona Veturus o Veturius con l’aggiunta del suffisso -acus.

Vigone : Deriva dalla fusione di vicus e Godoni infatti in passato era chiamata proprio Vicus Godoni. Il termine vicus significa villaggio, mente Godoni è un nome di persona longobardo latinizzato in Godo, -onis .

Villafranca Piemonte : Il nome è un composto di villa e franca. L’aggettivo potrebbe riferirsi alla condizione dei suoi abitanti che erano appunto “franchi”, ossia esonerati dal pagamento delle tasse. La specifica identifica la sua ubicazione.

Villanova Canavese : Il nome è un composto di villa e novus. L’aggettivo ci fa pensare che sia un villaggio di recente realizzazione. La specifica lo collega ad altri comuni della zona e lo indica come “luogo di raccolta di prodotti agricoli”.

Villar Dora : Il nome deriva dal latino villarium, termine che identifica degli insediamenti più piccoli rispetto a villa da cui deriva. La specifica riprende il nome della Dora Riparia a sinistra del quale sorge l’insediamento.

Villar Focchiardo : Il nome deriva dal latino villarium (da villa ma con un significato più ristretto). La specifica si riferisce al nome germanico di persona Fulchard.

Villar Pellice : Il nome deriva dal latino villarium, piccolo insediamento (da villa). La specifica si riferisce al torrente Felice a sinistra del quale si sviluppa l’abitato.

Villar Perosa : Il nome deriva dal latino villarium, piccolo borgo (da villa). La specifica è riferita alla valle che è petrosa, ossia con ciottoli.

Villarbasse : Il nome deriva dal latino villarium, piccolo insediamento (da villa). La specifica si riferisce all’aggettivo basse (piccole borgate basse) riferendosi alla posizione dell’abitato rispetto alla zona circostante.

Villareggia : Il nome è un composto di villa e regia. L’aggettivo regia si riferisce ad un insediamento antico, forse dipendente dalla camera regia o imperiale.

Villastellone : Fu fondato con il nome di Villanova San Martino poi chiamata Villa Sancti Martini de Stellono. Oggi il nome è un composto di villa e del nome del torrente limitrofo, Stellone.

Vinovo : Chiamato in passato Viconovo, potrebbe derivare dalla fusione di due termini latini vicus e novus, ossia paese nuovo.

Virle Piemonte : Potrebbe derivare dal latino villulae che a sua volta deriva da villae con l’aggiunta del suffisso -ulus con il significato di “piccolo insediamento rurale”. La specifica si riferisce alla sua ubicazione.

Vische : La sua provenienza non è chiara, potrebbe derivare dal termine germanico wiscum oppure guiscum (visco). Si pensa che possa legarsi anche ad un nome di persona germanico che però non sappiamo ipotizzare.

Vistrorio : Chiamato in passato Vico Suteriorio deriva dal latino vicus subterion, ossia “villaggio di sotto” in riferimento alla sua posizione rispetto alle colline sovrastanti.

Viù : Mancano completamente testimonianze che possano documentare la provenienza di questo nome. Si ipotizza che sia una continuazione del termine latino vicus.

Volpiano : Probabilmente deriva da vicus Ulpianus, dal nome latino di persona Ulpius con l’aggiunta del suffisso -anus. Secondo alcuni il nome potrebbe derivare dal latino vulpes da cui deriva l’aggettivo vulpius che con l’aggiunta del suffisso -anus diventa Vulpianus.

Volvera : Chiamato in passato Ulparia potrebbe derivare dal latino Ulvaria che a sua volta si riferisce a ulva, ossia “erba palustre” (con l’aggiunta del suffisso -arius). Da qui deriva il termine piemontese volva che significa pula (farina marroncina) del grano.

Terni bonifica amianto

Terni bonifica amianto

Documentazione tratta dal sito del comune di Terni.

Pericolo amianto. Continuano le visite sui lavoratori ex esposti da parte del Servizio di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro della Asl 4

Da circa sei mesi è in atto un progetto di indagine a tappeto sui lavoratori ternani ex esposti ad amianto che vede la collaborazione tra Regione dell’Umbria, Asl 4, Inail e medici di famiglia. “Gli obiettivi – dichiara il direttore generale dell’Asl 4 Imolo Fiaschini – sono quelli di diagnosticare tempestivamente l’insorgenza di eventuali patologie derivanti dall’esposizione prolungata a questo agente nocivo attraverso approfonditi accertamenti diagnostici e quindi promuovere un corretto e sano stile di vita”.

Pericolo amianto – “Questa sostanza – spiega il responsabile del Psal, Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro Luciano Sani – quando viene inalata sotto forma di fibre che si generano dallo sbriciolamento di elementi solidi, aumenta la possibilità di sviluppare patologie neoplastiche e cronico degenerative, soprattutto a carico dell’apparato respiratorio che si manifestano dopo un periodo di latenza di durata variabile, anche assai prolungato”.

Tuttavia, per lungo tempo, ne è stata esposta una consistente fetta della popolazione. La nostra realtà locale, storicamente caratterizzata dall’industria pesante, ha prodotto una gruppo consistente di lavoratori ex esposti ad amianto. “Coloro che partecipano a questo programma di monitoraggio – dichiara il direttore sanitario dell’Asl 4 Luciano Lorenzoni – godono di alcuni vantaggi importanti, primo tra tutti quello di tutelare la propria salute con la diagnosi precoce di patologie molto serie come il cancro al polmone, secondo poi, questo tipo di indagine potrà permettere l’accesso ad un ulteriore percorso di indennizzo economico per il lavoratore, tramite la denuncia ed eventuale riconoscimento Inail di malattia professionale”.

E’ importante sottolineare come tale programma non tolga in alcun modo i benefici previdenziali già acquisiti dai lavoratori ex esposti, ma al contrario, rappresenti un’ulteriore opportunità messa in campo per la tutela della salute degli stessi. Il monitoraggio e gli esami diagnostici sono gratuiti per i soggetti della coorte e si svolgono presso il Servizio di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro dell’Asl, in via Bramante, 37 a Terni.

Video in cui si parla del problema amianto a Terni.

Osservatorio Nazionale Amianto – Ricorso alla Corte Europea per i diritti dell’uomo.

Terni è una città dell’Umbria che presenta una concentrazione di coperture in lastre di eternit con amianto e di coibentazioni in amianto friabile presenti negli scantinati di molti edifici avvolte sulle tubazioni degli impianti di riscaldamento.

La normativa regionale, consultabile a questo indirizzo, si prefigge i seguenti obiettivi:

  • predisporre un quadro conoscitivo della situazione, anche valutando i risultati degli interventi normativi precedenti;
  • rilevare, con il supporto di ARPAT, le situazioni di pericolo derivanti dalla presenza di amianto, anche attraverso il completamento della mappatura dei siti interessati dalla presenza di amianto, sia di origine antropica che naturale;
  • predisporre specifiche azioni di prevenzione e tutela con l’obiettivo della messa in sicurezza dai pericoli derivanti dalla presenza di amianto, con priorità per i siti con priorità più elevata;
  • controllare le condizioni di salubrità ambientale e sicurezza del lavoro;
  • verificare le attività di smaltimento, messa in sicurezza e bonifica dei siti e delle zone inquinate dall’amianto;
  • incentivare e promuovere iniziative volte a rimuovere i materiali contenenti amianto;
  • prevedere specifici contributi regionali per l’individuazione dei siti idonei di smaltimento dei rifiuti contenenti amianto;
  • predisporre corsi di formazione ed aggiornamento per gli operatori addetti alla rimozione e allo smaltimento e operatori coinvolti nelle attività di vigilanza e controllo.

Sospetta presenza di amianto nel suo immobile a Terni ? che fare?

Per edifici di Terni costruiti prima del 1994, occorre un po’ più d’attenzione, in caso di ristrutturazione, riparazione o lavori di risanamento è possibile ancor oggi riportare alla luce materiali contenenti amianto. Per questo motivo è fondamentale saper riconoscere i materiali contenenti amianto e sapere come intervenire se si sospetta la presenza di amianto. L’amianto non è ancora scomparso dalle case e dagli appartamenti; se in un edificio è presente del materiale contenente amianto, bisogna adottare adeguate misure per proteggere la salute degli occupanti da un’eventuale contaminazione. L’urgenza di una misura a tutela della salute si valuta sulla base di numerosi fattori per questa ragione, le valutazioni del caso devono essere svolte da personale qualificato e competente.

Teramo rimozione eternit

Teramo rimozione eternit

Documentazione tratta dal sito del comune di Teramo:

Video in cui si parla del problema amianto a Teramo.

EMERGENZA AMIANTO TERAMO

 

La normativa regionale, consultabile a questo indirizzo, si prefigge i seguenti obiettivi:

Gli obiettivi della presente legge sono:

a) la salvaguardia e la tutela della salute nei luoghi di vita e di lavoro dalla possibile esposizione a fibre aerodisperse di amianto;

b) la gestione e bonifica di siti, impianti, edifici, mezzi di trasporto e manufatti in cui sia stata rilevata la presenza di amianto o materiali contenenti amianto;

c) la promozione di attività finalizzate alla tutela dei rischi per la salute e per l’ambiente dall’amianto e la collaborazione con enti pubblici per la ricerca e la sperimentazione nel settore;

d) la promozione di iniziative di educazione, formazione ed informazione, finalizzate ad accrescere la conoscenza sui rischi derivanti dalla presenza di amianto o materiali contenenti amianto ed alla sua corretta gestione.

Sospetta presenza di amianto nel suo immobile a Teramo ? che fare?

Per edifici di Teramo costruiti prima del 1994, occorre un po’ più d’attenzione, in caso di ristrutturazione, riparazione o lavori di risanamento è possibile ancor oggi riportare alla luce materiali contenenti amianto. Per questo motivo è fondamentale saper riconoscere i materiali contenenti amianto e sapere come intervenire se si sospetta la presenza di amianto. L’amianto non è ancora scomparso dalle case e dagli appartamenti; se in un edificio è presente del materiale contenente amianto, bisogna adottare adeguate misure per proteggere la salute degli occupanti da un’eventuale contaminazione. L’urgenza di una misura a tutela della salute si valuta sulla base di numerosi fattori per questa ragione, le valutazioni del caso devono essere svolte da personale qualificato e competente.